Quando la ricerca scientifica corre in aiuto alle opere d’arte

Nel 2007 Il Tempio di S. Benedetto di Ferrara subì un devastante incendio che danneggiò diverse opere d'arte in esso contenute e distrusse il grande organo posto nell' abside del presbiterio. Tra queste opere c'era la grande pala dell' altare dedicata a San Giovanni Bosco.

Il quadro raffigura il Santo che invita alcuni fanciulli alla devozione per Maria Ausiliatrice. L'autore è Paolo Giovanni Crida (1886/1967) che all'inizio degli anni trenta, dopo la canonizzazione di Don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello, vinse il concorso salesiano quale pittore di Don Bosco e fu incaricato di eseguirne i ritratti ufficiali. Da allora sino alla sua morte, tutte le opere nelle strutture salesiane nel mondo sono unicamente di sua mano: per tale motivo è noto come il "pittore di Don Bosco" .

Il grande calore dell' incendio aveva provocato l' alterazione dei colori di buona parte del dipinto rendendolo, specialmente quello dei volti, del tutto alterato. Fu incaricato del restauro il Maestro Alberto Sorpilli, che dopo numerosi tentativi con le più avanzate tecniche di restauro si rese conto che erano necessarie analisi chimico/fisiche sofisticate al di fuori delle sue disponibilità. Venuto a conoscenza del problema, pensai subito alle grandi potenzialità tecniche dei laboratori che mi avevano assistito nel mio lavoro nel Centro Ricerche G. Natta e le professionalità dei colleghi ancora operativi, per dare un valido contributo alla risoluzione del problema.

Contattato l'ing Mei, responsabile del Centro Ricerca per autorizzare l'operazione, alcuni tecnici del laboratorio molto motivati, sotto la guida del restauratore procedevano al prelievo di diversi campioni della superficie pittorica ammalorata.

Utilizzando diverse tecniche analitiche sofisticate, riuscirono ad individuare la composizione molecolare della sostanza che deturpava il quadro. Si trattava infatti di una sostanza proteica molto simile all' albume d'uovo, tipicamente utilizzata dai pittori per consolidare la superfice pittorica, che subendo un riscaldamento troppo elevato assumeva un colore brunastro deturpante.

Il restauratore, sulla base di questa informazione, utilizzando un appropriato enzima, fu in grado di completare l'opera del restauro con grande successo.

Nell' Ottobre 2009 durante una solenne Celebrazione alla presenza di S.E Mons. Rabitti Arcivescovo di Ferrara, del Direttore del Centro ricerche G. Natta Ing. Mei e dei tecnici che hanno svolto questo lavoro di ricerca, il quadro fu ricollocato nella sua sede risarcito nei suoi colori originali.