Servizio militare obbligatorio? Inutile per l’Italia (e dannoso per giovani e imprese). Di Andrea Gandini

Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha di nuovo proposto di reintrodurre il servizio militare obbligatorio a cominciare dagli Alpini, ma ha ricevuto anche questa volta ferme obiezioni un po’ da tutti compresa la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta.

In Italia abbiamo già un esercito mastodontico di ben 150.000 professionisti e il budget del Ministero della Difesa ammonta a 17,9 miliardi (circa l’1% del Pil, Carabinieri esclusi che costano 6 miliardi).

Una difesa moderna si basa su professionisti e armamenti di qualità e non su un esercito elefantiaco di retaggio da guerra mondiale e in tal senso aggiungere a questi 150.000 militari anche la coscrizione obbligatoria è un assurdo storico, tenuto conto che la Gran Bretagna ha abbandonato la coscrizione obbligatoria negli anni ’50, la Francia negli anni ’90, l’Italia nel 2000, la Spagna nel 2002, la Germania nel 2011.

Impiegare i giovani in una attività non produttiva fra l’altro arrecherebbero un serio danno alle nostre imprese che già lamentano di una carenza di manodopera in un Paese a forte declino demografico.

Inoltre già il servizio militare professionistico è poco attraente essendo composto per il 49% da persone proveniente dalle regioni del Sud (dove è dislocato solo il 17% del personale interessato) che lo scelgono soprattutto in assenza di altro lavoro.

D’altra parte l’Italia interviene oggi come membro dell’Onu o della Nato in 22 paesi con solo 7.000 professionisti, non si spiega quindi il motivo di avere 150.000 militari.

Ciò che potrebbe invece essere utile è il potenziamento del Servizio Civile in attività socialmente utili, nelle comunità di appartenenza. attualmente oggetto di un forte gradimento da parte dei giovani (53.000 nel 2017, ma con il doppio delle domande).

Queste cifre spiegano quanto sarebbe opportuno avere una difesa comune in tutta l’Europa (percorso già avviato da Germania e Francia), che superi gli Stati nazionali e che porterebbe a ridurre il personale militare in tutti i Paesi e le spese militari (200 miliardi di euro la sommatoria dei bilanci dei Ministeri della Difesa dei Paesi UE) a vantaggio dei giovani e del welfare.

Ma sono proprio i singoli Paesi Europei che spesso ostacolano questo processo, l’Italia per prima, che invece ne trarrebbe un vantaggio in termini di minori costi ma soprattutto di politica estera e difesa comune più efficace.

Infatti la presenza di un esercito unito potrebbe consentire all’Europa di negoziare e non subire le decisioni Usa nella Nato, con il Presidente degli USA Donald Trump che chiede, per esempio, a tutti i Paesi (Italia inclusa) di spendere almeno il 2% del PIL, che per noi significherebbe raddoppiare il bilancio militare (altri 18 miliardi!): una follia.

Il Governo italiano dovrebbe fare una consultazione in questa direzione per sapere se c’è accordo nello spostare 18 miliardi dalle pensioni e dal welfare alla spesa militare, oppure aumentare ancora di altri 18 miliardi il debito pubblico.

L’interesse dei cittadini italiani è, invece, quello di ridurre questo mastodontico esercito di 150.000 militari che (almeno in parte) potrebbero svolgere azioni più utili per il Paese se si considera che quelli impegnati all’estero sono solo 7.000 ed altrettanti sono impegnati nel progetto “strade sicure”.

Il risparmio economico permetterebbe di potenziare la presenza dei Carabinieri o della Polizia locale, in costante deficit di personale, specie in un periodo in cui tutti reclamano (a parole) più sicurezza.

Come si vede i soldi per la spesa pubblica ci sono in Italia (e abbondano … siamo oltre gli 800 miliardi) ma nessuno si azzarda a tagliare la spesa (sunt clientes).

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