Non c’è niente da fare, ci siamo già dimenticati i buoni propositi di marzo e aprile


Non c’è niente da fare, ci siamo già dimenticati i buoni propositi di marzo e aprile quando tutti, politici, commentatori, studiosi, scienziati, amministratori, giornalisti, ecc. ecc. facevano sfoggio della frase “Dopo il Covid 19, nulla sarà come prima”.

Da quello che si vede in queste settimane tutto lascia intendere che forse dobbiamo augurarci che tutto rimanga come prima perché i comportamenti che si osservano non lasciano bene sperare.

“L’ho scritto da sano e lo ripeto da malato: le cose non stanno andando come avrebbero dovuto. Ripetiamo gli errori già fatti” - dice Massimo Giannini, sofferente di Covid-19, Direttore della Stampa, su Huffpost, ribadendo che assistiamo al solito scarica barile dove ogni responsabile ha come obiettivo cercare l’assoluzione, accusando gli altri (ministri, governatori, amministratori, ecc. … preferibilmente della parte avversa) dimenticando che invece siamo tutti coinvolti.

Dopo il disastro di marzo e aprile 2020 dovevamo fare 3.443 nuovi posti letto di terapia intensiva e 4.200 di sub-intensiva, ma ne abbiamo fatti solo 1.300, mancano all’appello 1.600 ventilatori polmonari, dovevamo assumere 81.000 medici, infermieri e operatori sanitari, ma al 9 ottobre ne risultano solo 33.857, tutti contratti a termine…chi è o chi sono i responsabili ?

Aggiungiamo, infine, che il piano della tracciabilità dei contatti, fondamentale per affrontare l’epidemia dilagante, è fallito e solo ora è stato annunciato un bando per reclutare 2.000 operatori da inviare nelle strutture sanitarie per velocizzare il processo dei test, … ma il tracciamento a tappeto doveva partire all'inizio di settembre o anche prima quando i contagi erano sotto i mille al giorno, ora è impossibile perché i positivi sono decine di migliaia.

Con il crollo della domanda (il timore di contagi allontana i clienti da bar, ristoranti, negozi, sale cinematografiche, palestre, ecc) e la ricaduta dei provvedimenti dei DPCM necessari per spegnere i contagi, le categorie maggiormente colpite dal virus lamentano i danni subiti e la carenza dei ristorni, però è universalmente assente qualsiasi richiamo al fatto che al bilancio dello stato mancano oltre cento miliardi a causa dell’evasione fiscale e del lavoro in nero, che hanno costretto i precedenti governi a tagliare sui servizi sanitari, sul sistema scolastico, sulla mobilità ed ora a lesinare sui finanziamenti alle categorie danneggiate.

Se l’assistenza sanitaria è lacunosa, se mancano le aule per le scuole, se il trasporto pubblico non è adeguato, se ritarda la ricostruzione dopo i terremoti, tutte carenze ingigantite dalla crisi Covid-19, i danni creati dall’evasione fiscale, dal lavoro in nero, ecc. dovrebbero essere all’ordine del giorno delle forze politiche, in modo che “mai più debba essere come prima”.

I ritardi, le divisioni, la disorganizzazione e le inadeguatezze del governo, impreparato per gestire una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata adottando con tempestività misure preventive come richiedeva il momento, sono stati contrastati dall’opposizione con una logica da eterna campagna elettorale: lasciati gli argomenti come quelli del contagio, portato dagli immigrati (praticamente inesistente) e della criminalità dilagante (in realtà in forte calo) che garantivano il consenso nei sondaggi primaverili, si è passati nell’estate ad argomenti di maggiore appeal che portavano alla banalizzazione dell’epidemia, con selfie e raduni non protetti (senza mascherina e adeguato distanziamento), in previsione delle elezioni di settembre, per poi rinculare in autunno e accusare il governo di non avere fatto nulla, … quando poche settimane prima si sottovalutava l’epidemia.

La marea di virologi, epidemiologi, immunologi, ecc., che abbiamo imparato a conoscere nei talk show televisivi per la loro positiva azione di acculturamento, hanno contribuito anche loro (forse a loro insaputa) a dividere la popolazione, a causa delle sfumature nelle posizioni espresse, al punto di ricevere a volte connotazioni di … scienziato di destra o di sinistra.

Il recente battibecco fra il Primario Zangrillo e il Virologo Galli, accusato dal primo di essere un ex sessantottino e quindi di sinistra, è il sintomo di questo clima di cui francamente se ne faceva a meno.

“Dopo il Covid 19, nulla sarà come prima” era una frase diretta soprattutto verso le grandi diversità presenti nella società italiana, responsabili del degrado economico e sociale del Paese.

Su questo argomento una frase ad effetto, ripresa in ogni occasione era ed è tuttora quella che, … comunque “siamo tutti nella stessa barca” … in realtà non c’è nulla di più falso, come ci ricorda Emiliano Sandri quando scrive nell’AEF 2020, presentato il 9 – 10 ottobre u.s. che “l’inedita situazione causata dal Covid-19 ha aggravato situazioni di fragilità nella popolazione”.

Una delle più solidi discriminazioni presente nel Paese è quella di genere, già segnalata in un testo di Ilaria Baraldi nel Blog della scorsa settimana, e ripresa in modo efficace, su Repubblica, da Cristina Comencini, regista e scrittrice, quando descrive il luogo comune più gettonato in questo momento “Non parlate di donne ora per favore, non affrontate l'argomento del lavoro femminile, delle nascite in continuo calo, degli asili mancanti, del carico di lavoro di cura dei bambini e degli anziani sulle spalle delle donne, dei congedi parentali per gli uomini inesistenti.

Per favore lasciamo da parte le statistiche che ci dicono che l'Italia praticamente non ha asili nido pubblici e gratuiti, che le donne abbandonano il lavoro dopo il secondo figlio, che nessun governo investe sulle infrastrutture sociali e sull'occupazione femminile. Per carità non ne parliamo ora che il virus ha ripreso a salire, siate gentili e realistiche, non vedete, ora siamo tutti nella stessa barca! “

A cui efficacemente Cristina Comencini risponde “E invece no, non siamo per niente nella stessa barca, bisogna dirlo chiaro e forte. La nostra barca fa acqua da tutte le parti e noi, armate di secchielli, ogni giorno la svuotiamo prima che si riempia di nuovo. La nostra barchetta rudimentale contiene lavoro figli, nonni, casa, scuola, assistenza. È piccola e rischia di naufragare ogni giorno con tutto questo carico. Siamo abituate a ripararla da sole, sostituiamo un pezzo di qui uno di là, cerchiamo di farla funzionare malgrado tutto. Come si fa a lasciare andare alla deriva il carico prezioso che trasporta. Che ricatto micidiale, sulle cose più importanti della vita!”.



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