Bruno Corazzari, il Klaus Kinski italiano

Mi è stato chiesto da un amico di scrivere il profilo professionale di Bruno Corazzari, un attore non certo noto al grande pubblico, ma con una carriera cinematografica e televisiva di lunga durata e di tutto rispetto. Ma perché il mio amico proprio di questo personaggio è interessato? Perché, mi ha spiegato, da ragazzi si sono conosciuti... Ecco, io ho cercato di accontentarlo con questo mio lavoro (devo dire, alquanto impegnativo); ora vedremo se l'ho soddisfatto e se vorrà raccontarci lui, a sua volta, dove e come ha conosciuto Bruno Corazzari.

Esordisce nel cinema con una serie di interpretazioni nel Western all’italiana, genere portato al successo da Sergio Leone, a partire dal 1964 quando uscì nelle sale cinematografiche italiane quel “Un pugno di dollari” che se dapprima fu accolto tiepidamente dopo il passaparola ebbe un successo straordinario. Vediamo Bruno Corazzari, appunto, anche nel film del regista romano “C’era una volta il West” (1968) interpretato da Claudia Cardinale e da altri attori di spicco come Charles Bronson e Henry Fonda, in cui riveste il ruolo di un bandito.

Anche l’esordio nel cinema avviene con lo stesso tipo di ruolo. Il riferimento è al film “Da uomo a uomo” (1967) di Giulio Petroni con Lee Van Cleef. Il ruolo di bandito l’ha rivestito poi in un’altra decina di film del genere spaghetti western, tra cui spiccano titoli come “Per 100 dollari t’ammazzo” (1968) di Giovanni Fago, con Gianni Garko nel ruolo di protagonista, e “I quattro dell’Ave Maria”(1968) di Giuseppe Colizzi dove è protagonista il duo Bud Spencer – Terence Hill che diventerà una coppia famosa e riempirà lo schermo pieno di scazzottate. E' con Gianni Garko nel ruolo di Sartana; che interpreta anche “Una nuvola di polvere… un grido di morte….arriva Sartana” di Giuliano Carmineo dove è un bandito che partecipa alla ricerca di 500.000 dollari.

Sono western (Bruno Corazzari ne interpreta oltre una quindicina) realizzati con mestiere, con sequenze di un certo vigore. Uno di questi, addirittura, pare sia stato realizzato da Lina Wertmuller che ne aveva scritta la sceneggiatura, e che firma la regia insieme a Pietro Cristofani con lo pseudonimo di George Brown. Ci riferiamo a “The Belle Starr Story”, dove Bruno Corazzari riveste ancora il ruolo di un bandito. Interpretazioni nello spaghetti western le sue che gli hanno valso, soprattutto per il suo volto truce, la definizione di “Klaus Kinski italiano”.

Ma in quel periodo, parliamo degli anni Sessanta, Bruno Corazzari interpreta anche un poliziesco (“Gangsters’70” di Mino Guerrini, 1967), un film di guerra (“La legione dei dannati” di Umberto Lenzi, 1969) ed un film d’avanguardia come “Necropolis”(1970) di Franco Brocani, dove è uno dei personaggi fuori del tempo e della realtà con i quali il regista vuole esprimere le paure e le illusioni dell’umanità dalle origini ai giorni nostri: un’opera, a quel che ricordo, di notevole impatto visivo e sperimentale.

Ed è anche nel film di Brunello Rondi (fratello del famoso critico cinematografico Gian Luigi) dal titolo ”Ingrid sulla strada”(1973) dove riveste il ruolo del pittore che ospita la finlandese Ingrid (Janet Agren) che dopo aver subito uno stupro da parte del padre abbandona la sua terra per recarsi a Roma decisa a fare la prostituta. E nella Capitale italiana fa amicizia con Claudia (Francesca Romana Coluzzi) che la introduce nel mondo della prostituzione da lei frequentato e vivrà con lei presso Alessandro il pittore astrattista. Il film ha uno sviluppo drammatico perché Ingrid dopo aver subito violenza dall’uomo (Franco Citti) di Claudia andrà alla deriva. Un film tra il sacro e il profano di un collaboratore di Federico Fellini, di cui ha scritto le sceneggiature di alcuni film importanti: “La dolce vita”, “Giulietta degli spiriti”, “8e1/2”, tanto per fare qualche titolo.

Ha interpretato anche i poliziotteschi “Milano trema: la polizia vuole giustizia”(1973) di Sergio Martino e “La polizia incrimina, la legge assolve”(1973) di Enzo G. Castellari dove riveste ruoli da comprimario. Nel primo è nel gruppo di criminali che viene usato dalle forze deviate dell’ordine per modificare il sistema giudiziario in un’ottica golpista ed eversiva, mentre nel secondo è l’assassino del Commissario capo Scavino (James Whitmore) in seguito ad un agguato teso mentre questi stava andando a consegnare al Magistrato elementi raccolti contro un insospettabile industriale (Silvano Tranquilli) implicato a Genova nel traffico di droga.  

Ruolo di comprimario anche in “Mussolini: ultimo atto” (1973) di Carlo Lizzani, dove riveste il ruolo del Tenente Fritz Birzer che fa parte di una colonna composta da soldati tedeschi e SS incaricata di scortare Mussolini nel viaggio verso la Svizzera per sfuggire ai partigiani, i quali dopo averlo preso lo consegnano, per accordi con le autorità tedesche, al CLN.

E’ anche tra gli interpreti del film “Il sospetto” (1975) di Francesco Maselli, opera di carattere politico con protagonista Gian Maria Volontè nel ruolo di un operaio che nel 1934 viene mandato a Parigi, apparentemente per riferire sullo stato del partito comunista ma in realtà per fare da uomo-civetta a sospetti traditori. Se ne accorgerà quando gli uomini con i quali aveva preso contatto vengono arrestati e non rifiuterà, con coraggio, di farsi venticinque anni di galera.

Lo si vedrà poi in un ruolo di protagonista nel film di Ennio Lorenzini “Quantu è bello lu murire acciso”(1975) incentrato sulla vita di Carlo Pisacane (Stefano Satta Flores) e sul suo tentativo, fallito, di organizzare una rivoluzione contadina in Calabria ai tempi dei Borboni. Bruno Corazzari riveste il ruolo di ‘Ntoni che è a capo dei braccianti che aizzati dagli ecclesiastici e dai latifondisti uccideranno, insieme ai soldati borbonici, Pisacane e tutti i suoi uomini dopo lo sbarco a Sapri con l’intento di provocare una rivoluzione popolare cercando di fare proseliti tra la popolazione locale.

Poi in alcuni gialli: due di Lucio Fulci, regista di Cult Movie come “Sette note in nero”(1981) dove Bruno Corazzari è lo stalliere di un maneggio che entra nelle indagini su un delitto, visto da una parapsicologa, perché si ricorda del particolare di una vecchia foto.

In un altro film di Fulci, “Black Cat” (“Gatto nero”) del 1981 è Ferguson, un ubriacone che una notte cade da una impalcatura, in un giallo ambientato in Inghilterra e incentrato su un professore, che ha come unico compagno un gatto nero, dedito a macabre pratiche (registra le voci dei morti). Una vicenda in cui, una dietro l’altra, avvengono morti misteriose, tra cui appunto quella dell’uomo alcolizzato interpretato da Bruno Corazzari. 

Viene chiamato anche da Alberto Sordi per il film da lui diretto “Un tassinaro a New York”(1987) . E’ l’importante uomo d’affari che il “tassinaro” Sordi accompagna in una villa dove appena entrato viene ucciso. Con testimone involontario Alberto Sordi che fugge e seppur inseguito riesce a far perdere le proprie tracce. Come da programma, il giorno dopo, parte per New York con la moglie per raggiungere il figlio che sta per laurearsi. E qui, arrivato all’aeroporto viene arrestato dalla polizia che dice di volerlo difendere dalla mafia che lo vuole uccidere, ma in realtà per usarlo come esca per catturare la banda di mafiosi. Cosa che avverrà. E il povero tassinaro, ritornato in Italia sarà alle prese con la ricerca di un posto per il figlio laureato che farà fatica a trovare malgrado tante promesse e raccomandazioni.

Dopo l’interpretazione di altri 6 film, ha un ruolo di rilievo in “Il principe di Homburg” (1996) ,diretto dal prestigioso Marco Bellocchio, ispirato ad un dramma di Heinrich von Kleist. Riveste il ruolo del colonnello Kottwitz che risolve il dramma del protagonista rivelandogli che le sue aspirazioni di gloria e d’amore sono frutto di un sogno derivato da suo sonnambulismo.

Chiude la sua carriera nel cinema con la commedia sentimentale di Davide Cocchi “Ogni volta che te ne vai” (2004) ambientato nel mondo delle balere di liscio: Bruno Corazzari riveste il ruolo di Galvan, un componente dell’Orchestra: lo si vede mentre si esibisce nelle balere e mentre gioca a carte nel bar del paese in cui il film è ambientato.

La carriera del nostro attore, dopo una sessantina di film, prosegue in televisione. Ben 28 le sue apparizioni sul piccolo schermo. Con un inizio in un’opera didattica di Roberto Rossellini. Il riferimento è a “Cartesio” trasmesso in 2 parti nel 1973. Un’opera che narra la vita del filosofo e matematico René Descartes. Bruno Corazzari appare nel ruolo di un ufficiale olandese nel momento in cui Cartesio si trasferisce in Olanda per arruolarsi nell’Esercito olandese per poter studiare gli uomini e per mettere se stesso a confronto con la vita.

E’ anche un medico in “Le ali della Colomba” (1981) di Gianluigi Calderone, tratto dal romanzo di Henry James. E’ il medico di grande fama Sir Luke Strett alle cui cure si rivolge Milly, la protagonista, quando ha il sentore di una malattia che avanza. Lui le consiglia di prendere tutto dalla vita, senza dirle però che è condannata. E la segue a Venezia quando lei si trasferirà definitivamente da New York insieme ad un’amica.

Fa parte poi della spedizione del secondo viaggio dei fratelli Polo verso l’Oriente nel Kolossal “Marco Polo” (10 ore di film costato 20 miliardi di lire per 13 mesi di lavorazione con 180 attori e 5.000 generici: otto episodi con punte di 26 milioni di spettatori) diretto da Giuliano Montaldo nel 1982.

Appare in scena nel secondo e terzo episodio dal titolo “I crociati”, nel ruolo di Agostino.

E’ Pietro Bembo in “Raffaello” (1984), miniserie televisiva di Anna Zanoli basata sulla vita del celebre pittore italiano Raffaello Sanzio. E’ anche Bodeweis, un nazista, In “Le due croci” (1988) di Silvio Maestranzi, film per la televisione ambientato nell’Olanda del 1942 occupata dai nazisti incentrato sull’anziano sacerdote Titus Brandsman, giornalista e docente all’Università, che si batte strenuamente per la libertà di stampa e che, tradito, verrà deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove morirà.

E’ poi un Commissario di polizia nell’episodio “Valentina assassina” della serie televisiva, diretta nel 1989 da Gianfranco Giagni, ispirata all’omonimo fumetto di Guido Crepax con Demetra Hampton nel ruolo della protagonista.

Riveste il ruolo di un Procuratore nell’episodio “Simulazione di reato”, serie televisiva di “Il Giudice istruttore” di Florestano Vancini, trasmesso su Rai Due il 7 giugno 1990, i cui soggetti sono stati scritti dal Giudice Ferdinando Imposimato, uno dei magistrati al centro dei processi più drammatici degli anni di piombo. E’ un episodio in cui il Giudice (l’attore bergmaniano Erland Josephson) deve occuparsi di una causa relativa ad un giovane scapestrato (Mattia Sbragia) accusato di aver simulato il suo rapimento, con la complicità di un avvocato (Daniel Gelin), per estorcere denaro al ricchissimo padre (Nando Gazzolo.

Continua la sua attività con “Il gorilla” (1990) di Duccio Tessari dove è Dominique nell’episodio “Il gorilla e le amazzoni”. Ha un ruolo importante nella fiction televisiva “L’avvocato Porta” (1997) di Franco Giraldi, trasmessa in 4 puntate da 90’ dal 24 novembre 1997, con Gigi Proietti nel ruolo del protagonista. Bruno Corazzari è l’Avvocato Pregotti nella storia che vede l’Avv. Porta scontrarsi in aula con l’ex moglie (Ornella Muti) in un caso giudiziario che si conclude con la soluzione dell’intrigo e con il riaccendersi dell’amore tra i due.

E’ il padre di Enzo Ferrari (Sergio Castellitto) nella fiction “Ferrari” (2003) di Carlo Carlei. Lo ricorda in flash-back Enzo Ferrari in una lunga intervista resa ad un giornalista, dove si vede bambino che, senza il permesso del padre, si apposta lungo il tragitto delle 1000 miglia per poter ammirare i bolidi ed i loro piloti. Seguono poi le immagini della costruzione del modellino in legno con cui gareggia sotto i portici della sua Maranello. E’ l’inizio del mito. Passano gli anni, ma Enzo conserva la stessa passione del bambino di dieci anni prima. Morto il padre ( Bruno Corazzari, appunto), insieme al fratello Alfredo (Rinaldo Rocco) gestisce l’officina e poi l’importante Stabilimento che lo porta al successo che tutti sappiamo.

Ritorna ad essere protagonista nella fiction “Nebbie e delitti” (2005) di Riccardo Donna, serie poliziesca con Luca Barbareschi e Natasha Stefanenko trasmessa su RaiDue, ispirata dai romanzi di Valerio Varesi, di ambientazione padana. Lo vediamo nel primo episodio dei 4 film per la TV (100 minuti ciascuno) trasmesso il 30 novembre 2005, intitolato “Il fiume delle nebbie”, dove il Commissario deve indagare su un omicidio e contemporaneamente sulla scomparsa di due anziani fratelli (uno di essi è Bruno Corazzari) con un fosco passato di attività ai tempi del fascismo e di Salò.

E’ anche il colonnello Nepoti nell’episodio “Una domenica tranquilla” di Elisabetta Marchetti, trasmesso il 23 febbraio 2006 nell’ambito della quinta stagione della serie televisiva “Don Matteo”. In esso lo vediamo partecipare alla risoluzione del rapimento, mentre si trova in una sala scommesse, del capitano Anceschi (Flavio Insinna) e della perpetua di Don Matteo, Natalina che ne era stata testimone, arrivando alla loro liberazione.

E’ anche interprete nella seconda stagione (2009) della serie televisiva ”L’ispettore Coliandro” diretta da I Manetti Bros. Appare in “La pistola” dove il suo personaggio viene coinvolto proprio per colpa di una pistola rubata in un episodio dove lo scalcagnato poliziotto (fan di Clint Eastwood e del suo personaggio dell’Ispettore Callaghan), inventato da Carlo Lucarelli, è alle prese negli intrighi camorra – malavita serba che porterà a loschi traffici di armi e prostituzione con l’Est europeo.

L’ultima interpretazione televisiva che risulta nella sua filmografia è nella fiction “Il bosco” (2015), quattro puntate di un thriller diretto da Eros Puglielli. Riveste il ruolo del giornalista Cesare Fanti, rimasto cieco in seguito a un incidente, che era stato testimone della scomparsa della madre della protagonista, una giovane professoressa di psicologia che tornata venti anni dopo nella sua città natale per insegnare all’università vuole indagare sull’episodio che riguarda la genitrice che la porterà a fronteggiare un misterioso assassino. Coinvolto nella vicenda anche il giornalista, cioè Bruno Corazzari, che sarà ucciso dallo stesso uomo con il mantello nero. La protagonista è interpretata da Giulia Michelini e nel cast figurano anche Claudio Gioè, Andrea Sartoretti, Gianmarco Tognazzi, Ivano Marescotti e Sandra Ceccarelli.

Oltre 50 anni di presenza nel cinema e nella televisione, quelli di Bruno Corazzari personaggio di bello aspetto e alto quasi un metro e novanta, con ruoli di protagonista o di comprimario, la cui carriera è iniziata con un sogno all’epoca di studente che lui riesce a realizzare grazie al coraggio e ad una grande determinazione.

Come il Moraldo del film “I vitelloni” che alla fine prende il treno per Roma abbandonando la vita di provincia, così ha fatto Bruno Corazzari che dal suo paese di Castellarano (Reggio Emilia), dove è nato il 30 dicembre 1940, un certo giorno decise di partire per la Capitale. E, come il Moraldo-Fellini, che a Roma intraprese una carriera che l’ha portato al successo che tutti conosciamo anche Bruno Corazzari ha attuato un percorso nel cinema e nella televisione che lo ha portato al successo ed alla notorietà, tanto da essere definito, come detto, “Il Klaus Kinski italiano”.

(l'immagine è tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Corazzari)

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