Il mercato del lavoro in Emilia Romagna nel post Covid. Analisi delle principali tendenze.

A luglio 2020 la regione Emilia Romagna ha presentato il rapporto sull’andamento del mercato del lavoro nel contesto territoriale, dopo la diffusione della pandemia.

Nel primo trimestre dell’anno si registra un primo segnale di arresto delle dinamiche espansive del mercato del lavoro regionale, manifestatosi a partire dalla fine di febbraio con l’avvio dell’emergenza sanitaria. Con la pandemia già in corso, a marzo si ha una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali complessivi (2,014 milioni di occupati, -0,1% rispetto al 1^ trimestre 2019), una contrazione del numero di persone in cerca di occupazione (117.900 persone, -10,2% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno) che si spiega in parte con l’aumento dell’inattività legata all’inizio del lockdown (26,2%, il valore più basso tra le regioni italiane, +0,9 punti percentuali in più di quanto rilevato nel primo trimestre 2019).

A partire da quel momento si ha una pesante caduta delle assunzioni, che toccano il minimo storico ad aprile: sono 24.690, il 68% in meno rispetto ad aprile 2019.

La sospensione dei licenziamenti e il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali hanno impedito, fino a oggi, la perdita di posizioni dipendenti a tempo indeterminato: per il periodo marzo-maggio 2020 le attuali stime indicano infatti come la riduzione complessiva di posizioni di lavoro dipendente, pari a 38.061 unità (calcolata come saldo destagionalizzato fra attivazioni e cessazioni), sia prevalentemente a carico delle posizioni a tempo determinato (-30.076) e nel lavoro somministrato (-9.870).

Nel periodo marzo-maggio 2020 la perdita di posizioni dipendenti si è concentrata principalmente nei macrosettori commercio, alberghi e ristoranti (-16.411) e altre attività dei servizi (-9.442), seguiti dall’industria in senso stretto (-7.718 posizioni).

L’area dei servizi turistici e commerciali è stata quella più colpita è ciò ha comportato che le posizioni di lavoro dipendente perse nel periodo marzo-maggio 2020 siano più numerose per le donne (-21.540, ovvero il 56,6% del totale), stante l’elevata incidenza delle lavoratrici in tali comparti. Analogo «effetto di composizione» spiega le maggiori perdite nei mercati del lavoro provinciali con elevata specializzazione terziaria e a vocazione turistica (Rimini, Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna).

A maggio, con il progressivo riavvio dell’attività economica, le assunzioni complessive hanno registrato un aumento congiunturale molto positivo (40,4% in più rispetto al mese di aprile), soprattutto per l’industria, dove sono risalite al 70,4% del livello registrato a febbraio, prima del lockdown. Minore è invece il recupero nei servizi: sempre a maggio, le attivazioni di nuove posizioni di lavoro sono al 47,4% di quelle di febbraio, che solitamente rappresenta il mese per le imprese turistiche di riavvio delle attività, in vista dell’apertura pasquale. I dati di giugno e luglio, al momento non disponibili, potranno indicare recuperi ulteriori per l’intero sistema economico regionale.

L’insieme degli ammortizzatori sociali è stato ampiamente utilizzato, come mai in passato.

Tra gennaio e maggio 2020, in Emilia-Romagna, il numero di ore di cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria e deroga) e di Fondi di solidarietà autorizzati da Inps è stato pari a 183 milioni, di cui la quota preponderante autorizzata tra aprile e maggio.

In crescita anche le richieste di NASpI che, tra marzo e maggio 2020, sono aumentate del 36% rispetto al medesimo periodo del 2019.

Il rapporto integrale è scaricabile al seguente link: https://www.agenzialavoro.emr.it/notizie/2020/conferenza-stampa-colla

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