Il rapporto della BANCA D’ITALIA sull’andamento dell’economia in Emilia Romagna: consuntivo 2019 e tendenze 2020.

Il 24 giungo 2020 la Banca d’Italia ha presentato il rapporto sull’andamento dell’economia della regione Emilia Romagna, dove ha delineato il consuntivo del 2019 e i trend del primo trimestre 2020, in seguito alla diffusione della pandemia Covid 19.

Gli impatti sul sistema economico determinati dalla diffusione del virus sono risultati molto pesanti e si sono innestati su un trend già risultato in rallentamento, dopo alcuni anni di espansione.

Il contesto generale: Pil, export e mercato del lavoro

Nel 2019 il pil in termini reali in Emilia Romagna è aumentato dello 0.4%, secondo i dati forniti da Prometeia, a fronte di una crescita media di quasi il 2% nel triennio precedente. Nel primo trimestre 2020 si scende invece al -5%, che rappresenta la stima del calo in tutte le regioni del nord-est sostanzialmente in linea con quella dell’Italia. Nel secondo trimestre dell’anno la flessione dovrebbe ulteriormente accentuarsi, rimandando al secondo semestre dell’anno (luglio-dicembre), qualche lieve miglioramento.

Anche l’export, risultato in incremento nel 2019 (del 4%) per il decimo anno consecutivo, diminuisce considerevolmente. Nei primi tre mesi del 2020 il calo è stato pari al 2,4%, con un -12% in marzo.

Anche sul mercato del lavoro si registrano significativi effetti. L’occupazione, se nel 2019, pur mostrando segnali di indebolimento nel secondo semestre, è aumentata (+1,4%) e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5%, è il numero recente di assunzioni che focalizza la situazione: nei primi tre mesi del 2020, c’è stato solo un calo marginale di occupati (-0,1%), grazie al blocco sui licenziamenti nazionale, ma poi è spuntato un -50% nel periodo marzo-aprile, mentre nel periodo 1 gennaio-23 aprile, con una sola parte di attività bloccate, emerge un -24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È comunque il -50% che rende meglio l’idea di questa fase appena superata, anche se già il dato di maggio incoraggia, limitandosi a un -27%.

Le imprese

Le disposizioni dirette al contenimento del contagio hanno avuto una ricaduta rilevante su molti settori economici. Secondo le stime del rapporto la quota di valore aggiunto regionale delle attività non essenziali interessate dal blocco della produzione del 25 marzo è stata pari al 30 per cento. Nell’industria e in alcuni comparti del terziario, quali il commercio non alimentare e i servizi di alloggio e ristorazione, la quota di valore aggiunto delle attività interrotte è stata più alta.

L'indagine straordinaria condotta sugli effetti dell’emergenza sanitaria indica un ampio calo del fatturato nel primo semestre dell’anno: il 69 per cento delle imprese stima una riduzione delle vendite di almeno il 15 per cento. È inoltre emersa una significativa revisione al ribasso dei piani di investimento, che potrebbe accentuarsi a causa dell'elevata incertezza sull’evoluzione della pandemia e sui suoi effetti di medio e lungo periodo sul sistema economico.

Il sistema produttivo regionale sta affrontando la crisi attuale in condizioni economiche e finanziarie migliori rispetto agli anni che hanno preceduto l’inizio della doppia recessione del 2008-2013, anche per l'uscita dal mercato delle imprese più deboli. La redditività operativa è tornata su livelli soddisfacenti. La leva finanziaria si è abbassata nell’ultimo decennio di nove punti percentuali e vi è stata una ricomposizione delle passività in favore della componente a media e a lunga scadenza; la percentuale di imprese finanziariamente vulnerabili è diminuita sensibilmente. I provvedimenti di blocco delle attività adottati a fine marzo scorso hanno tuttavia aumentato il fabbisogno di liquidità, soltanto in parte coperto da un maggior utilizzo delle linee di credito a breve termine.

Le famiglie

Le famiglie emiliano-romagnole affrontano la crisi economica con una ricchezza netta complessiva pari a 9 volte il reddito disponibile, un valore più alto rispetto alla media italiana ma in leggero calo negli ultimi anni per effetto della flessione dei prezzi delle abitazioni. La quota di famiglie in povertà assoluta è fra le più contenute del Paese; la distribuzione dei redditi in regione si caratterizza per un livello di disuguaglianza relativamente basso.

L’indebitamento delle famiglie, in costante aumento nell’ultimo quinquennio, ha rallentato nel primo trimestre dell’anno in corso. Le nuove erogazioni di mutui hanno registrato un significativo calo, in concomitanza con la riduzione delle compravendite immobiliari in marzo; anche il flusso di nuovi crediti al consumo è diminuito in misura consistente, riflettendo il deterioramento delle condizioni reddituali e il calo della spesa. I debiti complessivi rappresentano meno della metà del reddito disponibile, un'incidenza inferiore alla media italiana e largamente al di sotto di quella dei paesi dell’area dell'euro

A questo link è possibile scaricare il rapporto completo di Bankitalia: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2020/2020-0008/2008-emilia-romagna.pdf


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26.06.2020

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26.06.2020

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