Controvento: le imprese industriali che sosterranno la ripresa economica dell’Italia nel post Covid. Un approfondimento sulla filiera del packaging.

A giugno 2020 Nomisma, società di consulenza strategica e aziendale di Bologna, in collaborazione con Crif (leader internazionale nelle informazioni economico finanziarie), ha presentato un’indagine sull’andamento della manifattura italiana con l’obiettivo di identificare le aziende di produzione più performanti che potranno contribuire nel medio termine alla ripresa economica del paese dopo la crisi causata dal Covid 19.

La ricerca si intitola Controvento ed ha permesso ai ricercatori del centro studi bolognese di individuare un gruppo di imprese manifatturiere (4.829 per la precisione) che negli ultimi cinque anni è stato in grado di crescere sviluppando performances economico-finanziarie e produttive di eccellenza. La ricerca “Controvento” ha dimostrato che, nonostante nel 2018 l’Italia sia entrata in recessione tecnica dopo anni di crescita limitata, il Paese non è immobile: ci sono infatti comparti e singole imprese che, pur rappresentando una minoranza, trainano l’economia italiana. In Italia sono 71 mila le aziende manifatturiere con la configurazione di società di capitali: il 72% è concentrato in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte. Le grandi aziende, con un numero di addetti superiore a 250, generano il 40% del totale del valore della produzione complessivo. Le 4.829 imprese Controvento (che rappresentano il 6.8% della manifattura italiana) hanno uno specifico identikit:

- Nel 2018 hanno sviluppato 57,2 miliardi di euro di fatturato ((7,7% della manifattura);

- Occupano 177 mila dipendenti (7.7% della manifattura)

- Hanno maturato 12.4 miliardi di euro di ebitda (18.8% della manifattura) e 21.8 miliardi di valore aggiunto (12.3 della manifattura).

Anche a livello settoriale è stato possibile identificare cluster specifici: alcuni comparti hanno visto accentuare la propria rilevanza, mentre altri hanno subito un forte ridimensionamento. I segmenti più performanti sono risultati la farmaceutica, la produzione di macchine (packaging), l’abbigliamento il metallo e il tessile, mentre quelli in contrazione (definiti perdenti dalla ricerca): gomma e plastica, metallurgia, carta, stampa, bevande, nautica, tabacco e mobili.

Un approfondimento monografico è stato quindi dedicato al packaging e alla produzione di macchine, settore in cui l’Italia e l’Emilia Romagna sono leader mondiali. Negli ultimi dieci anni la produzione nazionale è raddoppiata ed è stata superata anche la Germania. Il focus è stato realizzato dal Centro Studi MECS-Confindustria Ucima. Alla ricerca hanno preso parte 135 aziende rappresentative del 73% del fatturato del comparto, con l’obiettivo di comprendere come queste stiano reagendo all’emergenza in corso. Dal sondaggio è emerso che le imprese non si sono mai fermate nel periodo più intenso del Covid: solo 4 aziende su 100 hanno interrotto l’attività, mentre 1 su 5 ha subito un rallentamento della produzione ed ha mantenuto soprattutto l’attività commerciale e di post vendita. Le misure adottate dalle società per fronteggiare l’emergenza (smart working, ferie, turni di lavoro diversificati e ammortizzatori sociali fra i principali) hanno avuto un impatto sull’attività per 9 aziende su 10: solo l’11% ha dichiarato di non aver sofferto di cali di produttività. Dall’indagine si evidenziano i problemi riscontrati con la rete di fornitura: 8 imprese su 10 hanno subito dei rallentamenti e in 6 casi su 10 il fornitore ha proprio chiuso durante questo periodo. Nella maggior parte delle situazioni le aziende del packaging hanno supportato i propri fornitori storici: 1 impresa su 4 ha dichiarato di aver messo in campo azioni di supporto per salvaguardare i fornitori, mentre solo 1 su 10 ha preferito cambiare fornitore. Dal punto di vista produttivo il 50% delle aziende intervistate ha registrato una forte calo degli ordinativi nel primo trimestre del 2020 e anche per il resto dell’anno le aspettative sono negative. Le aziende italiane reagiranno comunque meglio rispetto ai competitor internazionali.

In Emilia Romagna le aziende più importanti sono concentrate in provincia di Bologna

IMA S.p.A con sede a Ozzano dell'Emilia è tra le principali aziende internazionali specializzate nel processo di confezionamento di prodotti farmaceutici, alimentari, cosmetici, tabacco, tè e caffè. La società è quotata alla Borsa di Milano dal 1995 ed è nell'indice FTSE Italia STAR dal 2001[1], oltre che in quello FTSE Italia Mid Cap. nel 2018 ha maturato 1,5 miliardi di euro di ricavi ed occupa 6200 dipendenti (2800 all’estero). Il IMA impiega oltre 700 progettisti nel settore innovazione di prodotto ed è titolare di 1 600 brevetti.

La SACMI, acronimo di Società Anonima Cooperativa Meccanici Imola, è un'azienda metalmeccanica nata nel 1919 che ha il core business nella produzione e commercializzazione di macchine per ceramiche, bevande e confezioni, macchine per processi alimentari e plastiche. Realizza un giro d’affari annuo superiore al miliardo di euro ed occupa oltre 42oo addetti.

Coesia è un gruppo di aziende specializzate nell’offerta di soluzioni industriali e di packaging, con sede a Bologna. Coesia comprende ventuno società: Acma, Atlantic Zeiser, Cerulean, Cima, Citus Kalix, Emmeci, FlexLink, G.D, GDM, GF, Hapa, IPI, MGS, Molins, Norden, R.A Jones, Sasib, System Ceramics, Tritron, Volpak. I segmenti di mercato interessati sono: macchine automatiche e materiali, soluzioni di processo industriale e ingranaggi di precisione. Il Gruppo è presente in 35 paesi attraverso 84 impianti produttivi in 136 unità operative. Con oltre 9.000 collaboratori, Coesia nel 2018 ha registrato un fatturato di 1.792 milioni di euro.

Marchesini Group è leader nella progettazione produzione e commercializzazione di macchine e linee personalizzate per il confezionamento dei prodotti farmaceutici e cosmetici: nel 2019 ha maturato ricavi per 450 milioni di euro (90% di export) ed occupa, fra le sedi italiane e quelle estere, circa 2 mila dipendenti.

Anche la provincia di Ferrara nel settore vanta le sue eccellenze: Fava Impianti e Ct pack. 

Fava Impianti ha iniziato l’attività nel 1937. La sede centrale è a Cento e il core produttivo è incentrato sulla progettazione (personalizzata e su specifica del cliente), produzione e commercializzazione di macchine ed impianti industriali per i pastifici. Gestisce il ciclo integrato e produce circa 30 macchine all’anno. Dal 1996 ad oggi ha costruito 612 impianti. Fava ha acquisito una posizione di leadership di mercato sia a livello nazionale (serve quasi l’85% dei pastifici nazionali) che internazionale, servendo i più grandi pastifici al mondo (tra cui Barilla, di cui è fornitore esclusivo) e multinazionali leader del settore agro-industriale. Realizza un giro d’affari annuo sui 100 milioni di euro ed occupa circa 270 dipendenti.

Ct Pack, che ha lo stabilimento produttivo a Fossalta (Copparo) e la sede legale in provincia di Bologna – è attiva nel settore metalmeccanico ed ha iniziato l’attività nel 1996. Dal punto di vista produttivo CT Pack gestisce tutte le fasi del processo industriale ed è verticalmente integrata. L'azienda si pone sul mercato offrendo ai clienti soluzioni di confezionamento personalizzate e customizzate. L’internazionalizzazione delle attività ha permesso alla società (che realizza i propri ricavi per l'80% sui mercati esteri) di espandersi costantemente. L’azienda matura un giro d’affari annuo sui 40 milioni di euro, che salgono a oltre 50 considerando due imprese collegate: Corti Automazioni e Food Processing. Gli addetti sono circa 150 (120 quelli diretti di Ct Pack).

Link all’indagine completa di Nomisma: https://www.nomisma.it/presentazione-ricerca-controvento/

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