L’andamento dell’occupazione nelle prime 200 imprese manifatturiere della provincia di Ferrara nel periodo 2010-2019 fra due recessioni (2008-2009 e 2020).

Cds cultura tramite il proprio Osservatorio sulla manifattura ha ricostruito l’andamento dell’occupazione delle prime 200 aziende industriali con sede legale in provincia di Ferrara per classe dimensionale e fatturato per il periodo 2010-2019.

Si tratta di un periodo di medio termine che si colloca fra due grandi crisi: la recessione del biennio 2008-2009 e quella attuale del 2020, nella quale siamo entrati, determinata dal Covid 19.

L’impatto della prima recessione sulla struttura industriale locale fu significativo: le prime 400 aziende manifatturiere persero 2700 addetti diretti.

Va premesso che la struttura industriale territoriale, come già individuato da diverse analisi, presenta due caratteristiche di fondo e di fatto una forte polarizzazione: da un lato vi è la concentrazione di un ristretto numero di aziende di grandi dimensioni, spesso leader di settore, fortemente internazionalizzate e nella maggioranza dei casi a proprietà esterna alla provincia (italiane e multinazionali) attive nel settore meccanico e chimico in particolare, dall’altro una rete di imprese (molto spesso della sub fornitura tecnica di lavorazioni dei grandi gruppi delle imprese della provincia di Modena e Bologna del packaging e dell’automotive), molto frammentata con un’ampia presenza di aziende di piccole dimensioni, poco strutturate e scarsamente internazionalizzate.

Nel periodo oggetto di approfondimento l’occupazione nelle aziende (che rappresenta il 28% del totale degli occupati nella manifattura territoriale) a livello aggregato è cresciuta e si è attestata sulle 10330 unità nel 2019 (+10% rispetto al 2010, pari a 970 posti di lavoro aggiuntivi).

Il trend però risulta differenziato nel tempo: fra il 2010 e il 2013 gli occupati sono risultati in contrazione di circa 300 unità (-3%), ancora per effetto di politiche di ristrutturazione e riposizionamento nel contesto competitivo attuate da alcune società come effetto della recessione 2008-2009.

Dal 2014 al 2018, in un contesto economico in espansione, invece si osserva una lineare e progressiva crescita dell’occupazione: +1200 addetti (+13%). Nel 2018-2019 poi ancora un lieve decremento, causato da rallentamento del ciclo nella fase pre diffusione della pandemia. L’andamento viene visualizzato nel grafico di seguito.

La crescita degli occupati si concentra soprattutto nelle piccole e medie imprese, mentre le grandi sono in progressiva contrazione. Le piccole imprese (161 casi) hanno accresciuto gli addetti di 683 unità (+21%), mentre le medie di 720 (+32%). Una specifica a parte merita la grande dimensione, infatti se a livello aggregato gli addetti calano (-433 unità, -11%), l’andamento è legato in particolare alla Berco e alla Ceramica Sant’Agostino (che si sono ristrutturate), mentre altre quattro aziende sono risultate in espansione: Fava Impianti, Vetroresina, Manifattura Berluti e Lte.

Da evidenziare come 139 imprese (70% del totale) siano state in espansione.

 


A livello settoriale il trend 2010-2019 vede una sostanziale crescita in tutte le specializzazioni produttive; molto marcata l’espansione del segmento altra industria manifatturiera (+301 occupati), gomma plastica (+209) e alimentare (+177). Positivo l’andamento anche della meccanica (+236 unità lavorative), nonostante la ristrutturazione della Berco.

Dalla rilevazione effettuata emerge anche che la struttura proprietaria predominante rimane la dimensione familiare (nella proprietà e nella gestione operativa), ma cresce anche la presenza di multinazionali e di azionisti esterni. Molte aziende inoltre per diversificare le attività industriale e i settori di sbocco hanno anche acquisito la dimensione di gruppo industriale, con società controllate e collegate.

Alcune conclusioni

Dall’analisi realizzata emerge il quadro di una manifattura territoriale che in questi ultimi anni si è rafforzata e consolidata, grazie anche a specifiche strategie adottate dalle imprese (che hanno puntato su export, specializzazione, innovazione e focalizzazione sul core business), con una crescita generalizzata degli occupati nei settori e nelle classi dimensionali, ma la vera sfida per il futuro sarà quella di reggere alla seconda recessione nella quale l’economia italiana e mondiale è entrata a causa della pandemia.

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