Sviluppo sostenibile come obiettivo per la ripresa, … e il Petrolchimico

Il nostro Paese come è noto soffre da sempre di una condizione di grande disuguaglianza, per quanto riguarda le condizioni di vita sociali, economiche, culturali, ambientali, sanitarie, che sembrano essere contemporaneamente causa ed effetto del suo carente sviluppo.

L’emergenza del Covid19 non ha fatto altro che sbatterci in faccia quello che già conoscevamo e che forse cercavamo di nascondere, quali le carenze della sanità territoriale con l’abbandono delle persone anziane, la cui gestione è affidata spesso a interessi di business, la struttura precaria di larga parte di una economia che al minimo accenno di crisi traballa, il tessuto arretrato del sistema scolastico che non riesce fornire prospettive di innovazione, una profonda ingiustizia sociale che vede un quinto della popolazione galleggiare senza possibilità di traguardare verso un futuro migliore. 

Contraddizioni evidenti di un Paese che ha contemporaneamente il massimo debito pubblico e il massimo risparmio privato fra i paesi sviluppati, accompagnati da una cronica difficoltà di riformarsi e da una costante diffidenza nei confronti dei Governi che si susseguono con conseguente rifugio, da parte di chi è in grado di risparmiare, nei beni stabili come le abitazioni: siamo il Paese con il più elevato numero di case di proprietà, associato ad una scarsa propensione all’investimento mobile.

I fenomeni della evasione ed elusione fiscale, considerati spesso come sintomo di “furbizia” e non piuttosto che reati contro i cittadini e lo Stato, limitano i fondi destinati allo sviluppo e favoriscono la disuguaglianza nel Paese, soprattutto tenendo conto che si associano ad una generalizzata benevolenza nei confronti della corruzione, quando si tratta di “favori” di carattere locale e familiare, con conseguente abbandono di ogni logica di merito.

Il proliferare nei media di denunce, report, prese di posizione, proclami, ecc. non sembrano scalfire tale andazzo con le reazioni dei cittadini che non vanno oltre il fatto emozionale, che dura lo spazio di pochi giorni, in un Paese che sembra assorbire tutto convivendo, fra l’altro, anche con una criminalità organizzata pressoché unica al mondo.  

Molti commentatori riferendosi all’emergenza Covid19 concordano che “dopo nulla sarà come prima” senza specificare comunque se … in meglio o in peggio.

Da quello che si osserva, al trascorrere del tempo, non sembra esserci troppo spazio per l’ottimismo in quanto, durante questi tre mesi di fase uno e poi di fase due, si è passati dalla solidarietà nei confronti degli “eroi delle unità di terapia intensiva”, dai cori di “Bella ciao” nei terrazzi e gli striscioni da curva, dalla bandiera nazionale e della Pace esposte ovunque, ad una malcelata insofferenza nei confronti degli “altri” (sud contro nord, giovani contro anziani, salutisti contro aperturisti, ecc.), alle violenze verbali sui social, che hanno costretto l’assegnazione della scorta ad alcuni ministri e la costituzione di una commissione contro le fake news, non parlando poi del non esaltante esempio fornito da alcuni esponenti politici.

Alcuni segnali lasciano intendere addirittura che la restaurazione sia già in atto, poiché il lavoro da casa se non bene codificato e gestito rischia di trasformarsi in un arretramento della condizione femminile o il prodromo di licenziamenti, i ripetuti episodi di sfruttamento criminale del lavoro nelle campagne e non solo dimostrano che in certi ambienti non è cambiato nulla, le recenti conferme degli appetiti della malavita e le collusioni con gli amministratori aprono inquietanti interrogativi di fronte alla possibile distrazione dei sostanziosi finanziamenti in arrivo anche dall’Europa, la mobilità pubblica con il trasporto collettivo, già debole in Italia, sta subendo un duro colpo con il possibile ritorno all’apertura di alcuni centri storici alle auto private e conseguente peggioramento della situazione ambientale.

Si sta rischiando pertanto di perdere una fondamentale occasione di cambiare in positivo il Paese partendo dall’esame di tutte le posizioni deboli presenti, superando le disuguaglianze che rappresentano non solo la base di ogni ingiustizia ma anche di ogni inefficienza dello Stato perché non si può andare avanti con milioni di cittadini che sopravvivono spesso solo grazie a condizioni precarie di lavoro, salute, cultura, al limite della necessità di assistenza continua, tutte situazioni che la crisi del Covid19 ha messo drammaticamente in evidenza.

Nella relazione dei giorni scorsi il Governatore della Banca d’Italia ha dichiarato che se da un lato gli ammortizzatori sociali dovrebbero "essere in grado di ridurre in misura rilevante l'incremento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro dovuto all'emergenza sanitaria, nel medio termine sussiste però il rischio che l'emergenza Covid-19 accentui le disuguaglianze, sia per la maggiore presenza di lavoratori a basso reddito nei settori con più elevato rischio di contagio e con minore possibilità di lavoro a distanza, sia perché gli ammortizzatori sociali offrono un sostegno di natura temporanea, a fronte di ripercussioni potenzialmente durature sulla capacità reddituale dei lavoratori più coinvolti".

Il concetto di Sviluppo Sostenibile di un Paese sopravvive solo se l’economia, la società e l’ambiente trovano un equilibrio e un livello di crescita compatibile altrimenti le disuguaglianze e gli squilibri, come quelli vissuti dal nostro Paese, impediranno ogni ripresa e a tutt’oggi, come afferma Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS (Agenzia per lo Sviluppo Sostenibile) “i nostri indicatori ci dicono che l’Italia non è sul sentiero dello sviluppo sostenibile”.

E di fronte a tutto questo cosa c’entra il Petrolchimico? Certo che c'entra perché, come i nostri autori hanno scritto in “Ferrara e il suo Petrolchimico, volume secondo“, il Petrolchimico ha prodotto ricchezza e benessere per diverse migliaia di famiglie, ha creato mestieri, competenze, sogni e delusioni, aspri conflitti e deficit ambientali nei primi anni di vita, momenti di intensa vita democratica e culturale, ha contribuito a valorizzare il lavoro indipendentemente dal genere di chi lo esercita, a rispettare l’ambiente nel posto di lavoro e nel territorio che lo accoglie, ha concorso sostanzialmente a trasformare in positivo il territorio ferrarese, immobilizzato da secoli in un destino di drammatico sottosviluppo”.

Soprattutto perché tali esperienze, come recita la premessa al libro di Cinzia Bracci, Presidente di CDS Cultura, “restano tuttora caratterizzate dal pregio della concretezza e dell’attualità, sia per i temi che hanno affrontato che per i percorsi sviluppati nel corso degli anni e possono rappresentare utili esercizi, grazie anche alla competenza dei protagonisti coinvolti, per prefigurare possibili soluzioni positive ad alcune problematiche del lavoro e sociali, esaltate dal perdurare degli effetti della situazione di crisi da cui il nostro Paese stenta ad uscire”.

L’organizzazione del lavoro (lo smart working è in corso di sperimentazione al Petrolchimico, come descritto recentemente nel Blog), la sicurezza sul lavoro e l’ambiente (il Petrolchimico ha marciato sempre in continuo senza contagi e l’aria di Ferrara non è mai stata così pulita come ora), i percorsi scolastici (l’esperienza dei PIL di Lyondellbasell è innovativa e può rappresentare una alternativa valida per la gestione della formazione scolastica), la collaborazione pubblico – privato (il progetto delle bonifiche ambientali dello stabilimento è unico a livello nazionale), sono solo alcuni dei temi riportati nel libro e che dimostrano che si può e, se si può, … si deve.

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