Gli effetti del Covid 19 sull’economia e sulla struttura produttiva della provincia di Ferrara

L’ufficio studi di Unioncamere Emilia Romagna, nell’ambito dell’Osservatorio sull’economia della provincia di Ferrara gestito dalla locale Camera di Commercio, il 15 maggio 2020 ha presentato una ricerca che ha stimato gli impatti causati dal Covid 19 sull'economia ferrarese. Le risultanze sono critiche, e in soli due mesi (un arco temporale molto limitato), probabilmente la diffusione della pandemia ha creato al tessuto economico e produttivo territoriale danni più profondi e gravi (per ampiezza e intensità) rispetto alla recessione del 2008-2009. Il Pil mondiale calerà del 3%, preannunciando così l’entrata in una fase di recessione. Per l’Italia la stima preliminare, fornita dall’Istat, riferita al primo trimestre del 2020 (gennaio-marzo), ha fornito una prima quantificazione degli effetti della crisi sull’economia: la caduta dell’attività economica rispetto al trimestre precedente (ottobre-dicembre 2019) è stata pari a -4,7%. Alla fine dell’anno, seppure con aspettative di ripresa nei prossimi trimestri dell’anno, grazie alla riduzione delle misure di contenimento, è attesa una contrazione della produzione nazionale lorda di -9.5%, performances peggiore di tutta l’area dell’eurozona, dove peggio dell’Italia fa solo la Grecia. A livello di regione Emilia Romagna invece il Pil subirà una contrazione del 9.8% nel 2020 rispetto al 2019. A livello della provincia di Ferrara tutti gli indicatori, secondo lo studio dell’istituto camerale, nel 2020 rispetto al 2019 risultano in significativa contrazione, su tutti: pil (-9.8% - in linea con la media regionale e nazionale), valore aggiunto (-9.7%) ed export (-9%). Nello specifico del valore aggiunto la riduzione risulta concentrata in alcune specializzazioni, mentre altre hanno retto meglio alla crisi. L’impatto è particolarmente intenso sull’alloggio e la ristorazione (-35.7%), la logistica (-23%), il commercio (-11%), servizi alle imprese (-13%) e le costruzioni (-10.7%). Più contenute invece le perdite per la manifattura (-8.2%) – anche se in alcuni settori la situazione è più intensa, come la moda (-13.8%) e la meccanica (-3.8%). Tiene invece l’agricoltura (-3.8%). In lieve ripresa invece il commercio alimentare (+1%). Drammatica poi la situazione del segmento turistico (16% del valore aggiunto provinciale nel 2019), dove nel 2020 (in linea con l’andamento regionale) si stima un calo del 50%. Per le imprese, che nel 2019 in provincia avevano maturato un fatturato aggregato di 14 miliardi e 500 milioni di euro, si stima nel 2020 un decremento di 1 miliardo e 427 milioni di euro (-10.3%). La perdita media per singola società ammonta a 48 mila euro, con picchi di 297 mila euro per le aziende metalmeccaniche. Le contrazioni più significative si registrano nel commercio (-444 milioni), nel manifatturiero (-366), nell’alloggio e ristorazione (-169 milioni) e nei servizi alle imprese (-129 milioni). Il 41% del totale delle aziende attive risultano in difficoltà finanziaria (carenza di liquidità) per un fabbisogno di cassa complessivo di 179 milioni di euro (pari al 5,3% dei ricavi). Se rallenta l’economia si registrano effetti anche sul mercato del lavoro e incrementa il ricorso agli ammortizzatori sociali (ordinari e in deroga). Nel contesto ferrarese nel 2020 si stima un calo dell’occupazione rispetto al 2019 dell’1.8%, equivalente a 2729 occupati e conseguenti posti di lavoro persi. A queste condizioni nel 2020 il tasso di disoccupazione salirebbe al 10.5%, in crescita rispetto all’8.7% del 2019 e al 9.1% del 2018. In provincia hanno fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga 2233 imprese per 5775 addetti, per un totale di 1,6 milioni di ore. Il 93% delle domande di accesso all’ammortizzatore sociale è stato concesso e senza questo istituto il 50% delle aziende risulterebbe a rischio chiusura. Il reddito di cittadinanza a Ferrara è stato concesso invece a 6161 persone (per un importo medio mensile di 463 euro) e a 565 la pensione di cittadinanza (per un importo medio mensile di 211 euro). I dati indicano quindi che l’economia locale, peraltro già in rallentamento prima della diffusione della pandemia, sta entrando in una fase di recessione profonda.  

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