Riflessioni al termine della fase 1

In questi giorni, i difficili equilibrismi inventati dagli esperti per rendere possibile la ripresa delle attività nella fase 2, le lunghe code davanti ai più elementari servizi, le difficoltà ad intraprendere qualsiasi attività capace di arrivare da qualche parte in tempi certi dimostrano – ma non ce ne sarebbe bisogno – che la società umana NON PUO’ CONVIVERE con il Coronavirus. D’altro canto è anche difficile sperare che, superata questa, non arriveranno altre pandemie, perché è chiaro che la serie di attacchi virali che ci sta tormentando da oltre 30 anni a questa parte è una conseguenza del modello di società che viene portato avanti. Queste pandemie sono figlie della globalizzazione, dell’inquinamento, del sempre maggior utilizzo di combustibili fossili, del riscaldamento globale, della distruzione degli habitat e della distruzione della biodiversità, tutte realtà interconnesse. Se l’umanità vuole avere un futuro, deve uscire dalla mitologia del mercantilismo, del neoliberismo, della “crescita illimitata” e rendersi conto che non esistono leggi economiche che siano più forti delle leggi della fisica, della chimica e della biologia. Nell’immediato bisogna anche riconsiderare da dove cominci veramente la “prevenzione”. Pure in campo sanitario si deve entrare nell’ordine di idee che è vano esortare a condurre una vita sana se siamo tutti costretti a vivere in una pattumiera. Anche il medico deve innanzitutto battersi per il rispetto del nostro pianeta.

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