Galleggiare o Governare? Brevi note all'iniziativa delle confederazioni sindacali ferraresi

“Galleggiare sulla crisi o governare il cambiamento ?” è il titolo dell’iniziativa delle confederazioni sindacali ferraresi dell’8 maggio scorso, presso l’Hotel Charlton, durante la quale sono state elaborate le indicazioni scaturite dall’ottava edizione dell’Osservatorio sull’economia e sul lavoro in provincia di Ferrara, edito da IRES Emilia Romagna.

Secondo i sindacati confederali, intervenuti attraverso i tre segretari generali di fronte ad una platea di un centinaio di persone tra sindacalisti, operatori economici, amministratori e candidati alle prossime elezioni comunali, la lettura delle tendenze permette di orientare le politiche a partire da quelle che puntano a migliorare l’Unione Europea.

In particolare uno Stato europeo da solo non ce la può fare contro i blocchi mondiali degli Stati Uniti e della Cina e quindi abbiamo bisogno di una Europa migliore e unita e non di una Europa divisa che segua i principi e gli ideali originari del Manifesto di Ventotene, contro lo strapotere del liberalismo delle multinazionali e dei giganti finanziari mondiali e contro ogni forma di antieuropeismo nazionalista e sovranista.

Anche a livello locale è indispensabile arrivare ad una concertazione che coinvolga le parti sociali, come è stato fatto con il patto per il lavoro regionale declinato dal Focus Ferrara e ad una contrattazione territoriale che, per l’importanza che hanno le politiche economiche locali a partire dalle politiche di bilancio, aumenti il peso delle Amministrazioni.

Pertanto è necessario ridurre il numero dei Comuni, poiché 21 comuni in provincia di Ferrara sono troppi e conseguentemente provocano squilibri territoriali.

L’importanza delle Unioni di Comuni è ancora più evidente alla luce del recente sgretolamento dell’Unione Terre e Fiumi (Copparo, Tresignana e Riva del Po) e dell’emblematico caso di Jolanda di Savoia dal quale si evince che l’exit strategy fa male anche a livello locale, “Jolexit” è in piccolo ciò che Brexit è in grande.

Esiste un rapporto diretto fra sovranismo e campanilismo, con gli egoismi politici che impediscono che un diritto fondamentale come quello alla salute vada oltre i confini dei singoli comuni e che orientano i comuni a privatizzare i servizi pubblici locali o ad avere un “pronto soccorso” naturalmente inefficiente dentro le Case della salute.

L’Osservatorio sull’Economia e il Lavoro in provincia di Ferrara dell’Ires ha confermato, dati alla mano, che, diversamente da altre province, la crisi economica nella nostra provincia non si è ancora chiusa e che la crisi demografica sta diventando sempre più acuta.

Il valore aggiunto di Ferrara è ancora inferiore al livello pre-crisi, livello peraltro già raggiunto complessivamente nell’Emilia-Romagna , mentre le previsioni di crescita nel 2019 per Ferrara sono pari a zero e anche l’export, seppure positivo, è in flessione rispetto agli anni precedenti.

Per quanto concerne la crisi demografica i dati sono tutti negativi, con gli iscritti all’anagrafe provinciale diminuiti dello 0,5% e nella fascia tra 0 e 9 anni ridotti del 2,5 %.

Il tasso di occupazione è in miglioramento ma il lavoro è più discontinuo, caratterizzato da contratti intermittenti e con una frammentazione che è maggiore nel ferrarese rispetto alle altre province della Regione.

Cresce il lavoro stabile (+0,5% nel ferrarese contro un +2,4% a livello regionale) ma diminuisce quello autonomo (-8,8% nel ferrarese e -1% a livello regionale), aumenta la distanza fra la componente maschile e quella femminile, che continua ad essere maggiormente presente nel pubblico impiego, nel comparto dei servizi e nei contratti a part-time.

Nel suo intervento l‘Assessore regionale Patrizio Bianchi ha ribadito l’importanza della politica, poiché se la politica genera incertezza l’economia si ferma e un incremento del Pil vicino allo zero (+0,1%) significa concretamente disoccupazione, poiché il lavoro si genera solo se vengono messe a punto politiche adeguate e non se vengono distribuiti sussidi e in tale logica il tema delle istituzioni si rivela cruciale, lo stato confusionale fa male ad una economia di trasformazione che ha bisogno di essere un’economia aperta.

Le dinamiche occupazionali, ha osservato ancora Bianchi, dipendono dal progresso tecnico, che cambia in modo sostanziale l’organizzazione del lavoro pertanto, garantire e migliorare l’occupazione, in presenza di un fortissimo cambiamento tecnologico, è un grande risultato.

L’Emilia-Romagna è cresciuta molto producendo macchine, creando ed esportando tecnologia.

È certamente vero che, come ha evidenziato anche lo studio dell’Ires, stiamo assistendo ad un rallentamento degli scambi commerciali nel mondo, ma è anche vero che molte merci non viaggiano più perché c’è stato un enorme aumento di scambio di dati, Big Data connessi alla produzione.

In questo campo l’Emilia-Romagna ha fatto un enorme investimento che ha avuto riflessi anche a Ferrara, perché in città è stato posizionato il centro di calcolo, che potrà essere la base di nuove attività produttive perché le imprese che lavorano sul sistema-dati sono la nuova economia del futuro (non dimentichiamo a tale proposito che la chimica ebbe il proprio maggior sviluppo proprio grazie al Centro Ricerche di Ferrara).

L’Europa dei sovranismi, quella dei fili spinati è più debole e basta vedere a tale proposito i risultati disastrosi in Libia, Siria, ecc. così come l’opzione “aiutarli a casa loro” richiede una grande visione politica che solo l’Europa unita può avere.

La questione demografica, molto presente nel ferrarese, ha anche lati positivi in quanto la speranza di vita, aumentata di venti anni grazie alle lotte pluriennali per la qualità della vita, deve essere intesa come una opportunità qualora si riscopra la vita di comunità.

La maggiore longevità degli anziani deve diventare un fattore positivo per la comunità, bisogna dare agli anziani la possibilità di partecipare attivamente alla vita collettiva altrimenti si ha degrado, con le situazioni peggiori che si hanno verso il basso ferrarese, avvicinandoci alla costa.

Per Bianchi, i valori fondanti del nostro Paese si collegano a tre date fondamentali: il 25 aprile (Liberazione), il primo maggio (Lavoro) e il due giugno (Costituzione).

La crescita di un Paese non si può fare contro i diritti delle persone e contro la solidarietà reciproca, che comporta doveri: occorre coniugare il diritto ai diritti col dovere della solidarietà, affinché tutti possano contribuire alla crescita di tutti. Questa deve essere la prospettiva che più ci deve interessare, non certo quella del negoziato fra governi che ha caratterizzato l’Europa di questi ultimi anni.

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