Il flipper della biodiversità

Nella storia dell’umanità le epidemie e le pandemie non sono certo una novità, ma pare proprio che negli ultimi 30 anni, tra Ebola, Aids, Sars, influenza aviaria, influenza suina e ora questo particolarmente aggressivo Coronavirus, la loro incidenza sia aumentata. Del resto, non si può fare a meno di osservare che nello stesso arco di tempo sono anche più rapidamente aumentate la globalizzazione delle merci, l’incremento demografico mondiale, l’inquinamento, il riscaldamento globale, i movimenti migratori, l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi naturali e la perdita di biodiversità. Sono solo coincidenze? No, è chiaro che si tratta di problemi collegati. In particolare appare necessario approfondire le relazioni tra l’insorgenza di queste malattie e la perdita di biodiversità. Molte delle persone con le quali, in passato, avevo parlato di quest’ultimo fenomeno, mi avevano trattato come un fanatico preoccupato della scomparsa della tigre, di qualche specie di farfalla o di altrI animali che nulla hanno a che fare - secondo loro - con il benessere dell’umanità. I più cortesi mi dichiaravano di non vedere dove fosse il problema. Il problema è forse più facilmente comprensibile proprio in questo particolare momento, nel quale sono stati dei piccoli virus, degli esseri che non si possono nemmeno definire animali o vegetali, a minacciare l’umanità e a far emergere i limiti del nostro modello di società. Proprio in questi giorni l’homo sapiens, che per secoli ha messo in gabbia tutti gli altri abitanti del pianeta, elefanti compresi, è stato messo in gabbia da uno di questi microscopici soggetti. Ma che relazione ci può essere, ad esempio, tra il fatto che l’uomo, per la gloria dei produttori e dei venditori di fitofarmaci, negli ultimi decenni, con fiumi di insetticidi, sia riuscito a sterminare una buona metà delle specie di insetti, e il fatto che sempre più di frequente questi virus attaccano l’uomo ? Quando ci penso mi viene in mente un flipper che avevo da bambino. In scala ridotta, era un antenato dei flipper che poi sono stati installati in tante sale giochi: si trattava di un piano leggermente inclinato, con vari buchi e varie colonnine corredate di molle, sulle quali la pallina rimbalzava tante volte, dopo esser stata lanciata. I punti non venivano però contati dai rimbalzi sulle colonnine, come nei flipper elettronici, ma erano assegnati dal buco in cui la pallina poteva andare a finire, a forza di rimbalzare. Se non si infilava in nessun buco di punteggio, arrivava nella parte inferiore del piano inclinato ed era inghiottita dal buco del game over. Ricordo però che, dopo qualche anno, molte di quelle colonnine si erano rotte e si erano tolte di mezzo; a questo punto però il gioco era diventato stupido, perché fare dei punti era più difficile, mentre era facilissimo che la pallina finisse subito in basso, in game over. Ecco, fate finta che la pallina sia un virus, che le colonnine siano degli animali con i relativi sistemi immunitari, i buchi di punteggio siano altri animali che possono contrarre quel virus e quello del game over sia l’uomo. Se ci sono molte colonnine, ossia numerosi animali, si verificano molti rimbalzi ed è più facile che il virus si fermi in qualche buco della parte alta del flipper. Meno colonnine ci sono, più è facile che arrivi invece in basso, all’uomo. Se a questo danneggiamento del “flipper della biodiversità” si aggiungono altri comportamenti umani del tutto errati, come il commercio illegale o non controllato di specie selvatiche e il loro consumo alimentare, ancor meglio si spiega la formazione di questi nuovi virus. E se si aggiunge infine la continua, per lo più assurda ed antieconomica, circolazione nel mondo di merci e di persone, meglio si spiega il loro rapido diffondersi in pandemie. C’è motivo di preoccuparsi, perché di palline ne possono arrivare tante altre. Continuando a ridurre la biodiversità l’uomo sta preparando la propria sconfitta, anche perché la velocità di mutamento dei virus è enormemente più veloce di quella dell’uomo.

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