Il complesso “fiore” del rischio

Per definire il rischio connesso ad un evento catastrofico o in genere ad una calamità, si fa spesso ricorso all’immagine dell’area in cui si intersecano tre insiemi: la pericolosità, i valori esposti e la loro vulnerabilità.

Come è noto, si intende per pericolosità (P) la probabilità che un certo sconvolgimento accada in un determinato tempo e un particolare spazio, i valori esposti (Val) sono i beni situati nell’area di interesse (vite umane, beni naturali, culturali, artistici, economici ecc.) e la vulnerabilità (Vu) è l’incapacità di tali beni a resistere allo sconvolgimento stesso. Questi tre insiemi vengono in genere disegnati come i petali di un fiore e Il rischio è così rappresentato come l’area di intersezione di questi tre insiemi.

In termini numerici il rischio è considerato il loro prodotto:

……………………..R = P × Val × Vu

Da qualche decennio a questa parte però si ritiene che questo fiore, di petali dovrebbe averne almeno quattro. Il quarto sarebbe costituito dal comportamento umano. Io ritengo che più correttamente dovrebbe essere costituito semmai dall’informazione, perché il comportamento umano è per lo più già presente negli altri tre petali. Spesso infatti, oltre a determinare il valore e la vulnerabilità dei beni, l’uomo è anche alla radice della pericolosità, con i suoi comportamenti irrazionali e innaturali (quante volte abbiamo scritto che i nuovi virus nascono soprattutto negli allevamenti intensivi?). Ma in effetti il rischio è anche influenzato dalla consapevolezza, dalla memoria storica, dalla conoscenza scientifica del pericolo, senza le quali non sono possibili la previsione, la prevenzione, gli espedienti di protezione adottabili, comprendenti tra l’altro la definizione delle cosiddette vie di fuga.

Alcuni casi chiariscono meglio il concetto.

In corrispondenza di un terremoto, la prima cosa che una persona che lo avverte generalmente pensa è quella di precipitarsi in strada. Ma se si mette a correre giù per le scale mentre la scossa è ancora in atto si espone ad un rischio maggiore, perché le scale, specie in vecchi edifici, sono delle strutture deboli. Meglio fermarsi in un punto della casa vicino ad un muro portante e fuggire poi quando la prima scossa è finita. E non fermarsi poi in una strada stretta, sulla quale potrebbero cadere comignoli e cornicioni. E’ una informazione che in genere manca.

Un’altra serie di esempi ce lo sta dando in questi giorni proprio il Covid 19. Quasi dappertutto si è ragionato e si ragiona come se il problema riguardasse solamente altri. In Italia per molte settimane si è pensato che fosse solo un guaio cinese; e che dire degli abitanti delle nostre prime zone rosse che, per non restarvi in quarantena, si sono precipitati al sud o si sono disseminati nelle località delle loro vacanze, nelle loro seconde case? E ora che l’OMS si è decisa a dichiarare la condizione di pandemia, in Germania tutte le scuole sono ancora aperte e in Francia si sta svolgendo il “raduno dei puffi”.

Del resto anche l’informazione non basta, è anche necessario poi comportarsi di conseguenza.

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