L’andamento dell’occupazione nelle prime mille imprese di produzione della provincia di Bologna nel biennio 2017-2018 e tendenze congiunturali per il 2019.

L’andamento dell’occupazione nelle prime mille imprese di produzione della provincia di Bologna nel biennio 2017-2018 e tendenze congiunturali per il 2019.

di Riccardo Galletti (contatta l’autore: gallricc@gmail.com)

A febbraio 2020 l’Istat ha pubblicato i dati sulla produzione industriale italiana, che dopo alcuni anni positivi, soprattutto il 2017 e il 2018, hanno registrato invece nel 2019 un andamento negativo. A dicembre 2019 l’indice destagionalizzato della produzione è diminuito del 2,7% rispetto a novembre, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario evidenzia una flessione, in termini tendenziali, del 4,3%.

Nel complesso del quarto trimestre del 2019 il livello della produzione registra una flessione dell’1,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mensile mostra marcate diminuzioni congiunturali in tutti i comparti; variazioni negative segnano i beni intermedi (-2,8%), l’energia e i beni di consumo (-2,5% per entrambi i raggruppamenti) e i beni strumentali (-2,3%).

I soli settori di attività economica che hanno registrato incrementi tendenziali sono la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’industria alimentare, bevande e tabacco (+2,9%) e le altre industrie (+1,1%). Anche le previsioni per il 2020 non sono positive: forse si entra in una nuova fase di recessione e stagnazione.

Per capire però la solidità e la capacità di tenuta di una struttura industriale nella fasi di contrazione del ciclo è importante analizzarne l’andamento sul medio termine.

Analizziamo di seguito il caso della provincia di Bologna

Questo contesto territoriale è una delle aree più industrializzate d’Italia e d’Europa con una densità elevatissima di imprenditorialità per abitante: è dotata di una struttura manifatturiera fra le più avanzate al mondo. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto nel 2017 è cresciuto del 3.1%, nel 2018 del 3.8%, mentre nel 2019 ha registrato un lieve rallentamento.

Il valore aggiunto generato dall’industria è pari al 23% del totale dei settori di attività, per un valore economico di circa 8 miliardi di euro. Molto positivo nel 2018 anche l’andamento delle esportazioni: +6,2% rispetto al 2017.

Nel 2019, rispetto al 2018, l’industria bolognese ha registrato invece un rallentamento delle attività con una contrazione di ordinativi, produzione e fatturato.

Nonostante il rallentamento congiunturale la manifattura felsinea rimane molto strutturata e vi trova occupazione il 25% del totale degli occupati nella provincia.

In provincia di Bologna le imprese manifatturiere attive sono (al 2019) 8.799; la specializzazione produttiva più importante è rappresentata dalla metalmeccanica con 2272 aziende, pari al 26% del totale.

Cds Cultura per valutare le evoluzione dell’occupazione nel biennio 2017-2018 ha monitorato il trend degli addetti delle prime mille aziende di produzione del contesto locale per fatturato e occupazione.

E’ stato effettuato un confronto fra gli occupati in questo cluster di aziende e la rilevazione Istat sulle forze di lavoro. 

Secondo questa fonte (al 2018) gli occupati nell’industria in senso stretto erano 121.312, in crescita di 1886 unità (+1.6%) rispetto all’anno precedente, mentre nelle prime mille aziende industriali (che occupano l’84% del totale manifattura territoriale), gli occupati nel 2018 erano 102 mila e 489, in crescita (+2.6%) rispetto al 2017.

La crescita pertanto nelle prime mille aziende è risultata più accelerata rispetto al resto del mercato del lavoro industriale. 

Come numero di aziende fra il 2017 e il 2018 sono risultate in crescita 509 società (51%), 238 hanno mantenuto stabili gli organici (24%) e le restanti 253 hanno invece ridotto l’occupazione (25%).

A livello di classe dimensionale, sono state soprattutto le aziende grandi (superiori a 250 addetti) a crescere, ma è anche presente una fascia molto qualificata di imprese di medie dimensioni molto dinamiche e in forte espansione.

Maggiore stabilità invece per le aziende di medie e piccole dimensioni.

Non mancano comunque anche casi di società che hanno ridotto gli addetti, normalmente nell’ambito di strategie di riorganizzazione e riposizionamento nei contesti competitivi. 

L’andamento dell’occupazione nell’industria a livello settoriale, (come riepilogato nella tabella di seguito) mostra che una significativa crescita è stata registrata nella fabbricazione di macchinari (+893 unità), nella fabbricazione di computer (+551), nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+446) nella fabbricazione di prodotti in metallo (+414) e nella metallurgia (+286). In contrazione invece la farmaceutica (+131 addetti) e le altre industrie manifatturiere (-109 unità).

Nel contesto territoriale poi la ricerca e l’innovazione sono variabili strategiche per la crescita delle aziende: sono 462 le società (pari al 46% delle prime mille) che sono risultate titolari di marchi e brevetti depositati a protezione delle scoperte e delle innovazioni.

I brevetti totali ammontano al 2018 a 54.984, in crescita di quasi il 5% rispetto al 2017.

Le aziende più performanti per crescita occupazionale dal 2017 e 2018 sono state dieci.

Ducati Energia, nata nel 1965, titolare di 6 stabilimenti in tutto il mondo con un giro d’affari annuo sui 110 milioni di euro, specializzata nella produzione di sistemi di comando e controllo delle reti elettriche è crescita di 321 unità e al 2018 occupava 1035 dipendenti.

Officine Maccaferri[1], nata nel 1839, cresciuta di 248 unità dal 2017 al 2018, si è attestata sui 3455 dipendenti.

Positivo anche l’andamento di Datalogic (+245 unità e 3157 dipendenti), Marposs (3458 dipendenti, +220 unità) e Granarolo, attiva nel settore alimentare (+130).

Se l’industria bolognese ha registrato queste importanti performances economiche e occupazionali, dimostrando anche una buona capacità di tenuta a fronte del segnalato rallentamento congiunturale del 2019, molto è da attribuire alla filiera del packaging: di seguito una descrizione delle principali caratteristiche del segmento produttivo e delle più importanti aziende che vi operano. 

Oltre tre miliardi di fatturato, 170 imprese e 13mila addetti. Sono solo alcuni dei numeri della cosiddetta packaging valley, il maxi distretto del packaging della Via Emilia: si tratta di uno degli hub più importanti d’Italia e d’Europa per la costruzione di macchinari che impacchettano sigarette, medicine, saponi, cosmetici, bibite, alimenti e mobili. 

La Packaging Valley ha il suo centro storico nella città di Bologna (oggi Area Metropolitana), dove secondo una ricerca realizzata dalla Fondazione Edison operano oltre 130 imprese e 11mila addetti per un giro d’affari che sfiora i 3 miliardi di euro, ovvero il 60% dell'industria nazionale delle macchine automatiche.

La capofila del cluster è Ima, azienda quotata alla Borsa Italiana che realizza macchinari per la produzione delle classiche bustine del tè, controllando il 70% del mercato mondiale.

L’azienda negli ultimi anni ha fatto passi da gigante con tassi di crescita sorprendenti, in alcuni casi fino a 6 volte superiori a quelli dei diretti concorrenti, e mettendo a segno importanti acquisizioni che nel corso degli anni le hanno permesso di ampliare e diversificare il suo business.

Oggi Ima è il quarto player europeo per dimensioni, con un fatturato che nel 2016 ha toccato quota 1,31 miliardi di euro, un export dell’86% e una forza lavoro costituita da oltre 5.200 dipendenti.

Da una costola di Ima è nata nel 2012 Gima TT, azienda specializzata nella produzione di macchinari per il confezionamento di sigarette, quotata in borsa nel segmento STAR.

L’azienda vanta un giro d’affari di quasi 130 milioni di euro all’anno.

Altra realtà importante è Coesia, gruppo di aziende di soluzioni industriali e di packaging, che recentemente ha acquisito il business Instrumentation & Tobacco Machinery di proprietà dell’inglese Molins PLC, rafforzando ulteriormente la sua leadership nel settore.

Di proprietà della famiglia Seragnoli, Coesia conta oltre 6mila collaboratori e 89 unità operative in 32 Paesi e vanta un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro.

Altri player sono poi: Sacmi di Imola (1,4 miliardi di euro di giro d’affari consolidato) Marchesini (30 milioni di euro di ricavi annui consolidati), che produce un’ampia gamma di macchine per l’industria farmaceutica ed estetica che producono fiale, siringhe, flaconi e blister.

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[1] Il Gruppo Officine Maccaferri, nonostante abbia avuto un andamento nel complesso brillante fino al 2018, nel 2019 ha però attraversato una fase di crisi, gestita tramite una procedura concorsuale e un piano di ristrutturazione molto pesante, che ha portato alla cessione di numerose società collegate e controllate. 

(l'immagine è tratta da: http://www.cittadarte.emilia-romagna.it/luoghi/bologna/palazzo-dellarchiginnasio)


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