Conversando a Ferrara di Sviluppo Sostenibile

Il 22 gennaio scorso si è svolta a Ferrara, Palazzo San Crispino, la presentazione del libro Conversando con Enrico Giovannini e Pierluigi Stefanini -Per un futuro sostenibile”, di Fabrizio Ricci, collana diretta da Gaetano Sateriale, moderatore dell’incontro, cui hanno partecipato anche Patrizio Bianchi, Alessandro Bratti e Sabrina Lucarelli.

“Sostenibilità”, ha osservato Fabrizio Ricci, era una parola quasi sconosciuta fino a un paio d’anni fa, ed ora è diffusissima, quasi 'di moda' e con il rischio che il suo significato possa esserne inflazionato e perdere il suo senso più autentico. Purtroppo, se l’utilizzo di questa parola è diffuso, non è altrettanto conosciuto l’enorme “bagaglio” che l’accompagna, fatto di interessi politici ed economici e soprattutto di mancate sinergie nelle soluzioni a livello globale. L’Onu ha avviato proprio il 22 gennaio il programma Decade of action, il decennio dell’azione per correggere una rotta collettiva che ora è sbagliata; un programma correttivo con il quale viene rilanciata la centralità delle strategie locali e l’importanza delle regioni e delle città per il cambiamento: c’è bisogno di una sana “ansia” per ottenere risultati significativi in un tempo (dieci anni) che è relativamente breve, e questo mentre si assiste alla rimozione del tema stesso della sostenibilità dall’agenda politica di alcuni partiti. Anche a Davos, ha osservato Enrico Giovannini, si comincia finalmente a discutere di Capitalismo sostenibile, che viene trattato nel terzo capitolo del libro. Ma il tema della sostenibilità resta divisivo fra i diversi schieramenti politici, e per l’Italia si presenta come la tela di Penelope: vengono prese talvolta decisioni giuste, talvolta decisioni opposte, come è stato per esempio il rigetto della proposta di rendicontazione non finanziaria che misura l’impatto sociale e ambientale dell’attività delle imprese. Nel Rapporto ASviS 2019 emergono i punti deboli dell’Italia, anche se tutto sommato il nostro Paese e l’Europa sono messi meglio del resto del mondo. Da citare, per il ruolo rilevante conquistato, la Nuova Zelanda: ha una premier donna, riconosce il diritto di cittadinanza per chi sfugge dalle crisi climatiche, si è posta come obiettivi l’eliminazione della povertà minorile, la lotta al disagio mentale, alle diseguaglianze in particolare delle popolazioni autoctone, la transizione ecologica, digitale e nelle infrastrutture.

Importante ricordare poi alcune rilevazione da rapporti, come quello della Banca dei Regolamenti InternazionaliOxfam, McKinsey, che individuano i seguenti alert e rischi cruciali:

·        Il costo dell’inazione sarà mostruoso e sarà a rischio, se non fortemente compromessa, la stessa stabilità finanziaria globale;

·        Il tempo ancora a disposizione è brevissimo, abbiamo perso cinquant’anni dai primi studi, come quello del Club di Roma;

·        La politica si rivela come il fattore fondamentale perché le grandi decisioni possono e devono essere prese solo a quel livello.

La crisi climatica – continua Giovannini - si rivela come il più grande fallimento del libero mercato nella storia dell’umanità, e per chi crede “religiosamente” al libero mercato questa affermazione è una vera e propria offesa: vi è una divisione molto profonda che è culturale ed ontologica. Avviandosi alle conclusioni, Giovannini si chiede: “Ma quale mondo vogliamo costruire? Fra le possibili risposte a questa domanda, il programma di Agenda 2030 rappresenta il punto più alto di progresso”.

Nel prendere la parola, Sabrina Lucarelli afferma che un motivo conduttore del libro è l’importanza della visione, della prospettiva che deve essere a lungo termine e coniugata con l’elemento della complessità: troppo spesso invece si pensa di poter risolvere i problemi uccidendo la complessità, semplificando.

Di questo avviso è anche Patrizio Bianchi, che rafforza il concetto affermando che i grandi temi affrontati nel libro sono la sostenibilità ambientale e la sostenibilità politica, e quest’ultima richiede capacità di confronto anziché la ricerca di un nemico. Si può non essere d’accordo, ma non si può sostenere che certe cose non sono vere (come fa invece il negazionismo); di fronte ai grandi temi, poi, spesso si scappa e si finisce col scegliere soluzioni autoritarie.

La prima sostenibilità è quella della ragione, i primi a soccombere nell’emergenza climatica sono i poveri, che magari votano contro, senza accorgersi che votano a favore dei propri carnefici. La prossima rivoluzione industriale, ha osservato ancora Bianchi, sarà nell’agricoltura; non è irrilevante cosa si produce, come si produce e perché si produce, occorre dimostrare che non c’è alternativa fra crescita e sostenibilità. Il problema non è la mancanza di risorse, le risorse ci sono ma sono male distribuite, e più disuguaglianza significa meno crescita. Anche se spesso non ci è chiaro dove stiamo andando, sappiamo invece benissimo i rischi che corriamo, e il libro delinea alcune strade che si possono percorrere nell’organizzazione della produzione e della società: la via è quella di costruire un senso di comunità che parta dalla libertà degli ultimi; e ricordiamoci che "la comunità non è la community”.

Anche Alessandro Bratti affronta il concetto di sostenibilità: “Il concetto di sostenibilità ha radici storiche profonde, si parte dal Club di Roma negli anni Settanta e dal suo rapporto più famoso che era I Limiti dello Sviluppo, il cui titolo originale era però The Limits of Growth, i limiti alla crescita, che è un concetto differente da quello di sviluppo; non si può crescere infatti in modo indefinito in un mondo finito, ma troppo spesso queste teorie e intuizioni, come quella di capitale naturale o di città circolari, sono state confinate fra gli addetti ai lavori. E pensare globalmente, agire localmente (ricordando Agenda 21) non deve essere solo uno slogan, perché i maggiori risultati possono essere ottenuti proprio da chi è più vicino ai territori. Tuttavia il degrado continua, l’erosione del suolo non si arresta, persino nelle aree protette. Ma ci sono temi, come quelli del nucleare, dei cambiamenti climatici, dell’intelligenza artificiale, che non si possono gestire a livello locale, e se è possibile misurare con precisione la febbre, questo non basta per ridurla; occorre un disaccoppiamento fra l’incremento del Pil e l’incremento delle emissioni di CO2. Il recente rapporto dell’AEA sullo Stato dell’Ambiente mostra come l’Italia sia un Paese con luci ed ombre, caratterizzato da un’economia circolare e giovani imprese di grande livello, ma anche da molte contraddizioni e difficoltà della politica nel prendere le decisioni. Vi è poi il problema di come trasmettere la visione e la percezione dei problemi complessi ad un cittadino sempre più disorientato e intossicato da un continuo fluire di di troppe informazioni”.

L’intervento di Pierluigi Stefanini evidenzia la necessità di tenere insieme i due termini “sviluppo” e “ sostenibile”, perchè ”incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone”. Afferma Stefanini che “Sostenibilità significa preoccuparsi di chi verrà dopo di noi", ed è dal 1987 che questo tema è stato sollevato, grazie al Rapporto Brundtland. Agenda 2030 aiuta a riflettere e ad agire, e in questi ultimi anni si è avviato un processo importante, che è in accelerazione: Agenda 2030 invita tutti – società civile, imprese, sindacati, terzo settore, eccetera – ad assumerci responsabilità, ad interrogarci nel modo giusto, anche imparando dagli altri; il terreno della paura non offre soluzioni, avvicinare i problemi alle soluzioni è una difficoltà del nostro tempo e Agenda 2030 è un aiuto in tal senso.

Ma è in particolare sul mondo delle imprese che si focalizza l’intervento di Stefanini: “…diceva giustamente Giovannini prima, che la direttiva comunitaria che è stata introdotta in Italia nel 2016 e che obbliga un certo numero di imprese a fare la rendicontazione non solo economica del proprio bilancio e dei propri risultati, ma anche sociale e ambientale dei diritti all’interno delle imprese, diritti che devo essere garantiti, è uno stimolo che ha prodotto un cambiamento importante nel modo di essere delle imprese di grandi dimensioni, perché induce tutti, prima ad interrogarci e riflettere e poi a rispondere concretamente, non facendo solo della pubblicità positiva o del marketing, ma affrontando nello specifico:

·        qual è il ruolo che esercita l’impresa nella società e nel marcato,

·        quali sono le responsabilità che si assume,

·        quali sono gli impatti che produce,

·        come tradurre questa analisi per portarla a valori comuni.

Per quanto riguarda le organizzazioni sindacali: va riconosciuto il fatto che negli ultimi tempi hanno accentuato la loro attenzione la loro sensibilità. E’ di settembre un documento unitario dei tre maggiori sindacati che mentre sottolinea l’importanza di questi temi, dà loro una nuova dimensione.

Voglio concludere portando in primo piano l’azione dell’Agenda per le modalità di come è stata concepita e pensata e soprattutto perché richiama, e voglio sottolinearlo, ad una assunzione di responsabilità da parte DI TUTTI. In pratica: vivendo situazioni di disagio, di disuguaglianza, di fragilità, dobbiamo evitare il rischio che stiamo correndo, ed è molto elevato, di farci attanagliare dalla paura. La paura non dà soluzioni, non offre risposte ai cittadini in un modo intelligente e adeguato. Ecco, l’Agenda, concretamente, aiuta a fare questo: induce le società civili a ragionare insieme e costruire ponti e confronti per una contaminazione che porta il rispetto per gli altri, che dagli altri sa imparare e sa insegnare. In questo l’Agenda è uno strumento formidabile. Se la sinistra riuscirà a capire quanto è importante metodologicamente questo discorso, allora potrà avere un ruolo importante per la sua storia e per la sua natura. Se questa Agenda viene bene utilizzata, può essere uno strumento molto utile per avvicinare i problemi alle soluzioni.  

L’intervento conclusivo di Enrico Giovannini riprende questo concetto: “Peraltro le imprese che scelgono la sostenibilità, hanno una redditività superiore alle altre, che arriva fino al 15% per le grandi imprese. Occorre perciò un cambio di paradigma, perché il modo finora prevalente di vedere le cose non è più in grado di spiegare le sempre più frequenti anomalie, e se il vecchio paradigma non funziona più, uno nuovo arriverà: è questo il momento di decidere quale sarà il nuovo paradigma, e questa è una decisione della politica.”

Infine il tema centrale dell’Unione Europea: “benedetta Europa” come l’ha definita Giovannini: “l’80% della legislazione italiana è recepimento di quella europea, e oggi la nuova Commissione ha fatto la scelta più coraggiosa, mettere Agenda 2030 al centro di tutte le politiche europee, perché certi problemi, infatti, non si possono superare individualmente”.

Ma perché questi temi e queste riflessioni diventino virali e si diffondano contaminando buone prassi, entra in gioco il ruolo fondamentale della comunicazione che ricorda alcuni appuntamenti importanti. Tra i tanti, il quarto Festival dello Sviluppo Sostenibile. “Alcune città fanno festival cittadini" e l’auspicio di Enrico Giovannini è che Ferrara si caratterizzi come uno dei luoghi in cui lo sviluppo sostenibile non si predica ma si fa.

Non si fa sfuggire l’occasione Pierluigi Stefanini, a cui il CDS ha chiesto il patrocinio ASviS per il proprio annuario 2020 declinato sui temi della sostenibilità, per dare pubblicamente il suo personale endorsement ai prossimi impegni e alle prossime iniziative che il Centro Documentazioni e Studi di Ferrara si accinge ad intraprendere.

Nota sui relatori: 

*Fabrizio Ricci: giornalista, scrive su Rassegna Sindacale ed è responsabile dell’ufficio stampa della CGIL dell’Umbria

*Enrico Giovannini: Economista, statistico ed accademico - Portavoce ASviS

*Pierluigi Stefanini: Presidente Gruppo Unipol - Presidente ASviS

* Sabrina Lucarelli: economista

*Gaetano Sateriale: politico, sindacalista, saggista – Sindaco di Ferrara (1999 – 2009)

*Alessandro Bratti: Direttore Generale ISPRA e Vicepresidente dell'Agenzia Europea per l'Ambiente

*Patrizio Bianchi: Economista, accademico – Assessore a coordinamento delle politiche europee allo sviluppo, scuola, formazione professionale, università, ricerca e lavoro Regione Emilia-Romagna

(l'immagine è tratta da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg)

Contattaci

gli sponsor dell'Annuario 2019