Economia e ambiente: scelte strategiche di sviluppo e integrazione

Alla fine dell’Ottocento con la legge sull’ordinamento dei ‘domini collettivi’ nelle province dell’ ex-Stato Pontificio viene costituito un ente di diritto pubblico a cui sono affidati circa 353 ettari di terreni sabbiosi e paludosi. L’uso di questa area da parte delle comunità locali trova origine in tradizioni medioevali che ne riconoscevano il possesso per pascoli, pesca e culture al fine di garantire stabilità e governo di quelle terre ‘malsane’.

Originariamente in mezzo al mare l’Abate di Pomposa diede agli Uomini di Massenzatica il diritto di pascolo per bovini, equini, pecore e maiali nel terreno sabbioso di origine alluvionale e da detriti del Po, poco adatto alla coltivazione. Nel 1553 i monaci si trasferirono da Pomposa, in riva al mare ma in area a basso sviluppo e paludosa a Ferrara nel monastero di San Benedetto. Da allora il diritto di pascolo per gli Uomini di Massenzatica diventa anche diritto di pesca nelle acque interne e diritto alla caccia negli ampi boschi ancora allora esistenti, diritto alla legna e al taglio del bosco.

Fino al 1935-36 non tutti i terreni erano prosciugati e coltivati, solo dopo con la bonifica, che avverrà progressivamente fino al 1970, sarà possibile la coltivazione.

La progressiva e molto lenta “bonificazione” di queste terre un tempo marginali e “malsane” ha consentito al CUM una specificità: quella di poter conservare una propria autonomia che si basa sul “merito” di avere bonificato e migliorato nel corso degli anni (ormai secoli) i terreni un tempo marginali a loro affidati.

Un punto di svolta significativo si ha negli anni ’90 quando innovazioni colturali si sperimentano in terreni sabbiosi e vengono diffuse anche nel Basso Ferrarese e nei terreni del CUM con ottimi risultati di resa agricola, trasformando quelle che erano sempre state terre marginali in terreni “ottimi e con un buon valore di mercato” in particolare, per le orticole (radicchio, carote, fagiolini, patate, cavoli,…), gli asparagi e le fragole da vivaio.

Un secondo momento importante si verifica nel 1994/1998 con la fine dei Patti agrari: la possibilità di rinnovare i contratti e disporre di terreni sabbiosi non affatto improduttivi consente alla nuova e più motivata Amministrazione del Consorzio di rinnovare i contratti di affitto a compartecipazione con gli agricoltori aumentando gli affitti da valori molto modesti ad un importo 5 volte superiore.

I recenti adeguamenti legislativi in materia di ‘domini collettivi’ renderanno l’Ente riferimento principale a tutti gli operatori agricoli dell’area per una gestione produttiva delle terre. Nello stesso tempo, il Consorzio contribuirà con impegno alla valorizzazione dell’ambiente e riuscirà a fornire impulso a quel livello di coesione sociale necessaria a mantenere vivo lo spirito di cura del bene comune.

In sintesi, la tipicità di sviluppo in questa esperienza socio-economica d’area si può riassumere nel fatto che la modalità di gestione pubblica nella forma sui generis della ‘proprietà collettiva’ non si è centrata solo su logiche strettamente di economia privatistica, come potrebbero essere la crescita dei ricavi e dei profitti, ma anche su logiche non privatistiche che rispondono a valori quali il consenso, la partecipazione, la soddisfazione di primari interessi dei singoli Consorziati (occupazione e reddito), la coesione della comunità con la difesa delle famiglie più povere; in sostanza una pluralità di interessi “individuali” e “comunitari” della popolazione di riferimento che in alcuni casi è sia “proprietaria” che beneficiaria. Ciò include anche l’uso della terra intesa come ambiente che assume nuovi valori di sviluppo sostenibile nelle sfide climatiche poste dalla società contemporanea.

Un tale approccio di gestione pubblica appare “avanzato” in quanto ha come obiettivi una pluralità di interessi in termini di efficacia (ricavi, profitti, consenso e condivisione degli obiettivi aziendali da parte della comunità locale, buona gestione dell’impresa, occupazione di personale locale altrimenti inoccupato per parte dell’anno, aiuto ai deboli,… ), ed ha saputo trovare un equilibrio avanzato rispetto ad un tipico “trade off” che caratterizza spesso un’organizzazione pubblica più legata all’efficacia di obiettivi istituzionali da perseguire che all’efficienza con cui li raggiunge.

La gestione CUM, così condotta, appare una forma di ottimizzazione di una pluralità di interessi a basso “trade off” anche per un’organizzazione con una logica strettamente privatistica. Si configura come una gestione innovativa che “serve una comunità esterna nel modo più appropriato, utilizzando parte dei terreni anche per rispondere a obiettivi della comunità locale e dando in gestione a privati una parte residua di terra, in modo da rendere più efficiente il servizio ai clienti –la comunità esterna-, realizzando una buona partnership pubblico-privata”, in un’ottica evolutiva di governance, in cui l’uso dei terreni e la natura diventano fattori inclusivi.

In tal modo l’esperienza CUM si inserisce in quel filone del capitalismo sociale, “social oriented” contrapposto a quello più tradizionale “profit oriented”: un approccio in cui si dà rilevanza alle modalità di equa redistribuzione del reddito prodotto e si cerca di garantire condizioni crescenti di benessere e di lavoro a tutta la comunità di appartenenza e soprattutto ai poveri e maggiormente disagiati.

Il modello del "Quadrifoglio"

Una immagine di sintesi del livello di integrazione tra sviluppo sociale ed economico-produttivo

Per rappresentare in una immagine di sintesi questo quadro di attività niente di più utile può essere che quel modello cosiddetto del ‘quadrifoglio’, che vede la proprietà (le sue caratteristiche, stakeholder,…), i valori e lo spirito che la guidano, e gli aspetti “materiali”, le realizzazioni concrete, i prodotti, le competenze acquisite e le capacità operative nei flussi verticali della struttura.

Nelle orizzontalità, invece, alla sinistra (Passato) c’è la storia, la Biografia, i Fornitori e le forme di collaborazione, alla destra (Futuro) ci sono i clienti per cui la comunità interna lavora, la società esterna, i bisogni sociali a cui la comunitàè capace di dare sostegno e da cui trae le risorse per vivere.

Un recente studio sull’Ente ha evidenziato come i Valori che guidano la Proprietà collettiva si siano modificati a partire dagli anni ’80. Più importanza rispetto al passato hanno avuto l’ottimizzare i rendimenti nell’operare ma anche soddisfare bisogni sociali quali la crescita di opportunità occupazionali, in particolare nell’occupazione femminile, pur mantenendo la forma giuridica della proprietà collettiva ed il controllo su tutte le terre.

La leadership, costituita dal gruppo di dirigenza del CUM, è riuscita negli anni ad assolvere il ruolo di volano dei processi orizzontali di operatività e verticali di orientamento, recependo le indicazioni della proprietà collettiva nelle assemblee e nei momenti di partecipazione (sempre più numerosi e ad hoc), operando con costanza per il miglioramento ed il cambiamento, al fine di portare più valore aggiunto a livello economico per i soci, soddisfare meglio i clienti, garantire maggiori benefici per i singoli soci lavoratori del CUM e garantire sostegno alle famiglie povere e coesione della comunità locale, sempre operando in un quadro generale di sostenibilità.

Le forme di collaborazione poste in essere, le esperienze e le ideazioni hanno creato un flusso aperto a scelte ed interventi orientati ai bisogni dei clienti ed indirizzati a soddisfare esigenze sociali, tutto questo mantenendo il sistema sempre coerente ai valori di ispirazione e sensibile ad alleanze esterne e a cambiamenti di processi e prodotti.

Maggiore attenzione è stata posta alla soddisfazione dei clienti che sono aumentati e si sono diversificati a causa delle nuove colture pregiate (asparagi, vigneti, carote, fragole, piante da frutto,…). E’ stata creata una partnership (di fatto) con un imprenditore privato (Zanzi vivai), realizzando innovazione anche con l’apporto di partner esterni specializzati.

I risultati economici di gestione anni 2014-2018 appaiono con evidenza risultati decisamente apprezzabili considerando che proprio in questi ultimi anni il CUM è riuscito a realizzare, oltre che livelli di entrate crescenti sia nella gestione generale che in quella delle terre lavorate direttamente, anche maggiori avanzi di gestione.

Questo ha permesso di impegnarsi in investimenti per la sistemazione delle canalizzazioni e consolidamenti dei terreni che hanno consentito di guadagnare produttività ed efficienza.

I proventi dalla coltivazione dei terreni hanno mantenuto trends di crescita discreti e costanti nonostante le condizioni generali dei mercati lasciassero presagire diverse difficoltà al mantenimento delle posizioni acquisite.

Importante è anche la costante verifica in bilancio di quote degli avanzi di gestione devolute ad iniziative sociali di vario genere.

Integrando l’aspetto sociale con quello economico-individuale-organizzativo, il Consorzio è riuscito a coniugare “fratellanza” e “libertà individuale-intrapresa” in una prospettiva di sviluppo generale dell’area.

Dal punto di vista degli interventi il CUM si muove su sette aree potenziali:

•     una gestione imprenditoriale del nuovo gruppo dirigente;  

•     un’apertura a privati (Zanzi) che hanno in affitto parte del terreno, al fine di ricavare più entrate e più occupazione per i propri associati;

•     un miglioramento continuo dei propri terreni, per valorizzare ed incrementare la proprietà;

•     una conduzione in economia diretta di terreni per creare occupazione per braccianti non in grado di “competere “sul mercato del lavoro;

•     un uso sociale degli avanzi di gestione a vantaggio della comunità dei soci, ma in particolare per aiutare le famiglie più“deboli “con interventi sociali diretti a favore di tali famiglie;

•     un utilizzo di parte degli avanzi di gestione per rafforzare la coesione sociale, finanziando tutti i momenti di aggregazione della comunità;

•     stimolare i piccoli agricoltori locali ad un utilizzo razionale del territorio rurale

<Guarda ll VIDEO dell'intervento di Paolo Ceccherelli con la presentazione di Cinzia Bracci del convegno e saluti del Sindaco di Mesola>

<Guarda le SLIDE del suo intervento>

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