Ferrara città universitaria? Di Andrea Gandini

L’Università di Ferrara nel 2018 ha superato i 20.000 iscritti, con 7 – 8.000 immatricolati all’anno rispetto ai 3.000 di due anni orsono, diventando una media Università.

Tale condizione le permette di avere maggiori fondi per la sua gestione.

L’ Emilia Romagna è la prima regione per la crescita di studenti universitari (20.000 in più negli ultimi anni) ma è anche quella con il più elevato livello di attrazione di laureati di età compresa fra 25 e 39 anni, seguita dalla Lombardia e dal Trentino.

Ferrara beneficia di tale condizione grazie anche all’Area Vasta e alla presenza di servizi di qualità come il PIL (Percorso di Inserimento Lavorativo) che l’Università di Ferrara possiede (tra le poche in Italia) per aiutare i giovani laureandi-laureati a trovare un primo lavoro e che è fondamentale potenziare.

L’Università di Ferrara dovrà mantenere la qualità della sua offerta didattica, pure in presenza di un aumento così imponente di immatricolati e diventare sempre più internazionale e qui è fondamentale l’intervento del Governo centrale che deve inserire tra le prossime priorità l’aumento della spesa per le Università che oggi è al livello minimo in Europa (7 miliardi, pari allo 0,38 del Pil), meno della metà di quello che spendono i nostri competitor (UK, Francia, Germania,…).

L’Amministrazione che sarà eletta nella prossima competizione elettorale dovrà proseguire la buona pratica dell’apertura degli studentati (come ha fatto di recente Acer con 170 alloggi) e coordinare-agevolare gli affitti dei privati.

In Italia è fondamentale stimolare la crescita del numero di laureati, in quanto il nostro Paese ha il livello più basso tra i 28 Paesi Europei (16,5% a fronte di 38,8% di Gran Bretagna, 33,2% di Spagna, 31,4% di Francia, 24,8% di Germania) con la sola Romania col 15,3%, per ora, a un livello inferiore.

Il numero di iscritti all’Università in Italia, al contrario, è in calo: si è passati infatti da 1.659.764 del 2009 a 1.428.395 nel 2018, un fatto clamoroso per un Paese come l’Italia che è stato il più ricco e colto al mondo fino al 1600 e che ha inventato le Università.

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