Il polo chimico di Ferrara: caratteristiche produttive e analisi delle aziende insediate

Sintesi dell’intervento di Riccardo Galletti all’iniziativa sul petrolchimico di Ferrara e le bonifiche svolta presso Il Centro Sociale Culturale Ricreativo DORO – APS in data 13/12/2019

Guarda il VIDEO e le SLIDE dell'intervento di Riccardo Galletti al Centro Sociale Doro di Ferrara il 13 dicembre 2019.

IL POLO CHIMICO DI FERRARA: CARATTERISTICHE PRODUTTIVE E ANALISI DELLE AZIENDE INSEDIATE

Il Polo chimico oggi

Il polo chimico nonostante i problemi che ha avuto in passato e la fase di ripresa che sta attraversando è un cluster industriale strategico per la provincia di Ferrara.

Nell’area le 14 imprese insediate più importanti occupano 1850 addetti diretti (al 2018).

Il petrolchimico storico rappresenta la parte più significativa dove dieci società occupano 1680 addetti, mentre nell’area ex Solvay sono presenti 4 imprese con 190 persone impiegate.

La caratteristica principale è che la proprietà delle aziende è quasi completamente estera. Ferrara anche a confronto con altri petrolchimici in Italia (Marghera, Ravenna e Mantova) ha la più elevata presenza di aziende a capitale estero; nelle multinazionali sono ormai occupati il 90% degli addetti.

Dai dati di bilancio emerge che le aziende nel 2017 hanno maturato 5,7 miliardi di euro di fatturato e nel biennio 2016-2017 hanno accantonato utili netti per 830 milioni di euro che reinvestono nello sviluppo industriale.

Nel polo chimico sono occupati il 70% di tutti gli addetti del settore chimico ferrarese. In provincia nella chimica sono attive 150 imprese con 2600 dipendenti (al 2017).

Le aziende più importanti sono:

Basell è la più grande con 980 dipendenti; ha la sede centrale a Huston negli Usa. In Europa hanno anche una sede in Olanda e stabilimenti produttivi in Germania. La società da quando è uscita dalla legge fallimentare americana (2007-2008) è stata quotata in Borsa. Oggi è una bad company con un azionariato diffusissimo e uno degli azionisti principali è il fondo americano Access Industries.

Versalis è la seconda per importanza con 340 dipendenti, in crescita negli ultimi anni per effetto dell’investimento espansivo sull’impianto per la produzione di elastomeri. E’ di proprietà del colosso energetico Eni.

Yara è una multinazionale norvegese, che in Italia, oltre alla location Ferrarese (135 addetti) ha uno stabilimento produttivo nel petrolchimico di Ravenna e gli uffici commerciali e amministrativi a Milano. E’ specializzata nella produzione di urea ed ammoniaca.

Nel parco industriale poi, seppure di dimensioni più contenute sono presenti Benvic, Celanese (ex Softer) e Gfc chimica.

E’ presente anche Inovin che è l’ultima società commerciale di Solvay rimasta, in quanto la multinazionale ha ceduto tutte le attività chimiche per concentrarsi sul business della farmaceutica. Ha ceduto anche l’attuale Benvic. Ha mantenuto a Ferrara solo un presidio commerciale di 9 dipendenti. 

Ci sono poi due piccole società commerciali Iti Polimers e Polar che sono controllate da un’azienda che ha la sede centrale a Treviso specializzata nella produzione di Pvc.

Evoluzioni di medio termine (2000-2018): ristrutturazione e rilancio delle aziende

Andando a studiare quello che è successo negli ultimi vent’anni (periodo 2000-2019) nelle evoluzioni delle imprese insediate abbiamo scoperto due cose importanti.

La prima è che negli assetti proprietari in questo arco temporale non ci sono stati significativi cambiamenti negli assetti proprietari e gli assetti di controllo azionario sono rimasti invariati.

Le più significative modifiche sono avvenute nel parco industriale dove è uscita dalla produzione Solvay, che ha ceduto tutta l’attività chimica, mentre Benvic è stata acquisita prima da un fondo internazionale e successivamente da Investindustrial.

Celanese ha acquisito la Softer che a sua volta derivava dalla fusione di Nylco e P Group che erano entrate in crisi nel 2008-2009.

La seconda variabile studiata riguarda il fatto che l’andamento delle aziende è stato perfettamente agganciato al trend del ciclo economico.

Nella fase 2008-2012 dove c’è stato il periodo più intenso della spinta recessiva tutte le grandi aziende hanno intrapreso dei processi di ristrutturazione: Basell nel 2013 ha chiuso l’impianto di Terni mentre su Ferrara nel 2010-2011 voleva ridurre gli occupati del centro ricerche Natta del 25%. Ma grazie all’intervento delle istituzioni l’operazione è stata scongiurata.

Versalis nel 2015 stava per essere ceduta al fondo internazionale Skf e sembrava che Eni, l’azionista di riferimento volesse uscire dal business della petrolchimica, ma poi, grazie alla mobilitazione delle istituzioni locali e dei sindacati ha mantenuto la proprietà dell’azienda.

Poi c’è stata tutta la crisi della ex Nylco e della P Group che hanno visto l’entrata di Softer prima attraverso la rilevazione di rami d’azienda e successivamente con le acquisizioni e le incorporazioni. Poi Softer è stata a sua volta acquista dalla multinazionale americana Celanese.

Quindi nelle fasi economiche di crisi le imprese ristrutturano, mentre nelle fasi espansive (2013-2018) le aziende tornano ad investire.

Basell è tornata ad investire aprendosi a nuove aree d’affari e diversificando la produzione come le plastiche avanzate.

Versalis sia a Ferrara che negli altri petrolchimici in Italia dove è presente, ha fatto grandi revamping degli impianti produttivi ed attuato delle diversificazioni, costruendo anche delle joint venture con aziende esterne. L’azienda che veniva fuori da una crisi economico-finanziaria molto significativa, con importanti perdite economiche, grazie agli investimenti effettuati è tornata a crescere e nell’esercizio 2017 è tornata in utile.

A Ferrara è stato realizzato un investimento da 270 milioni di euro per l’impianto degli elastomeri che ha permesso all’azienda di acquisire nuove quote di mercato.

Benvic che nel periodo 2008-2013 è stata in crisi (ha registrato una significativa riduzione dei ricavi), si è ristrutturata ed ha attraversato diversi passaggi societari.

Attualmente sta attraversando grazie ai nuovi assetti che ha acquisito una fase espansiva. A Ferrara ha acquisito nel 2018 la ex Vyniloop dalla multinazionale inglese Ineos, ha assunto tutti i 17 dipendenti e sta costruendo un nuovo impianto per la produzione di plastiche avanzate, che si affianca alla tradizionale produzione di Pvc.

Celanese invece è una realtà che è sempre andata bene.

L’occupazione nel petrolchimico in serie storica per decennio

Siamo riusciti anche a ricostruire il trend occupazionale per decennio per il periodo 1950-2018, solo per il petrolchimico.

La forte contrazione degli occupati è stata registrata fra il 1980 e il 1990 in concomitanza con i grandi processi di ristrutturazione della chimica pubblica italiana.

Negli anni sessanta è stato registrato il massimo picco occupazionale con oltre 5 mila dipendenti, poi nei decenni successivi l’occupazione si è ridotta, nell’ultimo triennio (2016-2018) l’andamento, anche se non di grandissimi numeri, vede un’inversione di tendenza e l’occupazione è tornata a salire per circa un centinaio di unità.

Questo è avvenuto grazie agli investimenti che le aziende hanno realizzato.

La centralità della ricerca

Per la crescita delle aziende è centrale la ricerca. In questo segmento risulta importante l’interazione fra la ricerca interna sviluppata dalle imprese, e quella realizzata attraverso le politiche pubbliche e le infrastrutture esterne.

Analizzando la ricerca interna svolta dalle aziende ci siamo soffermati ad analizzare il tasso di deposito dei brevetti con l’obiettivo di valutare la capacità di innovazione.

I numeri indicano come le aziende insediate nel polo industriale si posizionano a livelli di eccellenza mondiale. Basell ha oltre 5 mila brevetti depositati e circa 2 mila sono nati nel centro ricerche Giulio Natta; nello stesso centro negli ultimi cinque anni è stato prodotto il 40% del totale delle innovazioni che la Basell ha realizzato nel mondo.

Nella ricerca l’azienda impiega 400 persone (45% dell’organico) su 980. In Italia la multinazionale è titolare di 1850 brevetti, in crescita fra il 207 e il 2018 di trenta licenze.

Negli ultimi cinque anni Basell è tra le prime cinque aziende del settore chimico europeo per tasso di deposito di brevetti. Questi numeri dimostrano l’eccellenza di questo centro ricerche.

Anche Versalis a livello di gruppo vanta 1375 brevetti depositati, investe circa 40 milioni di euro all’anno in attività di ricerca e sviluppo.

Nell’area padana (Ravenna, Ferrara, Mantova e Marghera) il colosso chimico vanta il 55% del totale dei suoi occupati in Italia, a dimostrazione di come il centro Nord sia ancora strategico per la produzione chimica.

Questo per quanto riguarda le grandi società; anche le più piccole sono molto dinamiche.

Celanese vanta una decina di brevetti e soprattutto, ed è stata una delle poche imprese industriali italiane a farlo, ha raggiunto un accordo con una delle più innovative start up a livello mondiale che ha sede in Israele. Questa operazione ha permesso a Celenese di acquisire marchi, brevetti, impianti e di rafforzare la rete commerciale: un’operazione di completo controllo della filiera.

Benvic infine ha diversificato la produzione ed è titolare di alcuni brevetti.

Il sistema di ricerca esterna è tutto quanto è stato fatto dalla regione Emilia Romagna a livello di infrastrutture nell’ambito dell’ultima programmazione (2014-2020), con la costituzione dei Tecnopoli, la rete dell’alta tecnologia, con laboratori pubblici e privati che erogano innovazione e ricerca, il supporto alla costituzione dei centri di ricerca interdipartimentali (CIRI) delle Università, strutture che offrono ricerca e trasferimento tecnologico.

Quindi l’interazione di queste due variabili (ricerca interna ed esterna) sostiene lo sviluppo industriale delle aziende.

In generale l’innovazione e la ricerca non può essere realizzata solo dalle imprese in sé, e non possiamo prendere a riferimento solo il centro ricerche Giulio Natta, se proviamo infatti ad ampliare lo scenario a livello nazionale del sistema della ricerca, In Emilia Romagna, lungo l’asse della Via Emilia c’è una capacità di interscambio produttivo che nemmeno nelle aree industriali più avanzate come la Germania hanno.

Se qui è localizzato il petrolchimico di Ferrara a circa sessanta Km di distanza si trova uno dei più importanti distretti biomedicali al mondo (Mirandola) di cui Basell e Varsalis sono tra i più importanti fornitori di plastica per la produzione di device medicali.

Parliamo di colossi del calibro di Baxter, Livanova, Frsenius, Medtronic e B Braun.

Tutto questo sistema è accomunato da fatto che un po' la parte privata e quella pubblica si sono messe assieme dandosi dei macro obiettivi che nel tempo in maniera comune hanno perseguito.

A Mirandola si trova il Tecnopolo (che oltre alla regione vede nella compagine azionaria la partecipazione di tutte le aziende del distretto) che fa ricerca sulle bioplastiche per la produzione di strumenti medici sempre più avanzati. C’è anche il tecnopolo di Ferrara. Insomma c’è tutta una infrastruttura di ricerca che ti porta a livelli di eccellenza mondiale.

A fianco della ricerca ci sono anche altri strumenti come le politiche per l’inserimento lavorativo: in Emilia Romagna abbiamo un sistema molto avanzato legato agli ITS (Istituti Tecnici superiori), la formazione tecnica superiore che prepara giovani diplomati che fungono da bacino di manodopera qualificata per i grandi gruppi industriali.

Se usciamo dall’Emilia Romagna e analizziamo la Toscana ha costruito il primo distretto italiano nel settore della farmaceutica e la produzione di farmaci avanzati. Hanno partecipato aziende come Dompè Farmaceutici, Eli Lilly (700 addetti in Italia e specializzata nella produzione di insulina) ed altre grandi imprese. Anche qui si integra produzione e ricerca.

L’indotto di lavorazione

Non solo quindi l’occupazione diretta che queste società creano sul territorio, che rimane un’occupazione di qualità - negli ultimi cinque anni il numero dei quadri e dei tecnici ha superato nella chimica gli operai - con contratti di lavoro a tempo indeterminato, assunzione di laureati, e anche la formazione delle persone è molto all’avanguardia.

Da alcune stime econometriche che abbiamo provato a fare, vista l’impossibilità di avere dati scientificamente precisi, nell’indotto - inteso come tutta la galassia che spazia dalla meccanica (le imprese insediate che fanno il revamping degli impianti e la manutenzione) a tutti i servizi trasversali e di supporto (logistica, trasporti, servizi generali) - è stato stimato che sono circa 3500 gli occupati dei servizi industriali.

Considerando quindi i diretti (1800) e gli indiretti (3500) in questo contesto si concentra quasi il 5% del totale degli occupati della provincia di Ferrara.

L’ancoraggio al territorio e la responsabilità sociale

L’ultima cosa che abbiamo rilevato è che probabilmente rispetto a qualche anno addietro anche per lo sviluppo di nuovi meccanismi organizzativi e manageriali come la sostenibilità ambientale, la responsabilità sociale d’impresa è cambiato l’atteggiamento che queste multinazionali hanno sul territorio.

Non parlo della contrattazione e dell’organizzazione del lavoro, mi riferisco all’approccio globale al territorio.

Prima erano aziende tendenzialmente chiuse, negli ultimi anni sono invece aumentate le relazioni di reciprocità che dimostrano un maggiore ancoraggio al territorio, con lo sviluppo di tanti progetti che stanno portando avanti; programmi di alternanza scuola-lavoro con le scuole superiori del territorio, iniziative di sostenibilità ambientale e beneficenza. 

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